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[Nel dormitorio di Joey e Audrey - Dawson è al cellulare mentre Joey sta sfogliando un libro sulla sua scrivania.] Dawson: Il volo è ancora in orario. Joey: Aiutami. Dawson: Cosa? Joey: Oggi è l'ultimo giorno di tempo che ho per consegnare il compito. Dawson: Credevo ti piacesse quel corso. Joey: Mi piace. Voglio dire, mi piace tanto quanto mi può piacere una materia in cui ho preso una C. La odio. Dawson: Bè, spiegami pure il problema. Posso intrattenermi ancora un'ora. Joey: Sei sicuro? Dawson: Si, sicuro, sicurissimo. [Dawson fa un'altra chiamata al suo cellulare] Joey: Chi stai chiamando adesso? Dawson: Me stesso…"Hai un nuovo messaggio". E' da parte tua, è di venerdì. Joey: (arrabbiata) Non hai letto il mio messaggio? Dawson: No. (ascoltando il messaggio) Sembri fuori di te. Joey: Dawson, SONO fuori di me. Adesso dammi il telefono. Dawson: Niente affatto. Joey: La gente fuori di sé ha il diritto di cancellare i messaggi che invia. Dawson: Neanche per sogno. Okay, dici che un ragazzo ci ha provato con te. Ed era carino. Joey: Si, così carino che ha deciso di andare a letto con Audrey. Andiamo. Dammi quel… Dawson: Ferma, fammi sentire. [Joey tenta di prendergli il telefono ma lui la ferma.] A quanto pare ho un tempismo perfetto. Joey: Dawson…Ero ubriaca. Non mi ricordo nemmeno la metà delle cose che ho detto. Dawson: Bè, il succo del messaggio era dirmi addio. Il che era una cosa che avrei tanto voluto sapere prima di prendere un aereo e volare per 3000 miglia solo per vederti. Era già da molto tempo che volevi dirmelo? Joey: Perché avrei dovuto visto che tu non lo hai fatto per primo? Quello non è stato un momento molto felice per me. No. Ero arrabbiata. Dawson: Per cosa? Joey: Non lo so. Arrabbiata perché non eri venuto a trovarmi. Arrabbiata perché non abbiamo risolto niente. Dawson: Io credevo che avessimo risolto tutto. Finché non ho sentito questo messaggio, pensavo che ci fossimo detti tutto quello che avevamo da dirci tre mesi fa nella mia stanza. Joey: Fantastico! Allora suppongo che non abbiamo più niente da dirci. Dawson: Joey. [Audrey entra nella stanza indossando solo un asciugamano e coi capelli bagnati.] Audrey: Ciao ragazzi. Uh oh, c'è qualche problema? Joey: Uh, bè, è l'ultimo giorno di permanenza di Dawson, e volevo mostrargli il campus, ma non ne avrò il tempo perché devo ancora terminare il mio compito. Audrey: Hmm, bè, questo si che è un bel problema. Sai, potrei accompagnarti in uno di quei tour organizzati del campus. Magari sono un po' banali, ma alquanto sopportabili. Joey: A me sembra una bella idea. Dawson: Si. Perfetto. Joey: Problemone risolto. Audrey: Ciao. [Joey passa davanti a loro e se ne va] E' un diavoletto quella ragazza, non è vero? [Sigla] [Per le strade di Boston - Jen e Jack stanno passeggiando e conversando, ma sembra che stiano anche cercando qualcosa.] Jen: Non mi chiamerà. Jack: Chiamerà. Jen: Ma se non ha nemmeno il mio numero! Jack: Riuscirà a procurarselo. Jen: E come? Jack: In qualche maniera. Perché credi che abbiamo fatto tutti questi progressi nel campo della tecnologia informativa? Per essere in grado di aiutare la gente a rintracciare delle persone per le quali sono sessualmente attratte. Jen, abbi fiducia in me. Va bene? Quel ragazzo ti troverà, e quando ci riuscirà, passa immediatamente all'attacco perché è chiaro che non vedi l'ora di farlo. Jen: Al di là che io lo voglia o no, le ragazze per bene non si gettano fra le braccia del primo che capita, Jack. La maggior parte della gente lo considera vergognoso e auto distruttivo. Jack: Hai ragione. Dimenticavo che sei una che va con tutti. Peccato che è da quando che non fai più sesso con nessuno. Ma non solo, se andiamo a vedere ho baciato più ragazzi io di quanto non abbia fatto tu nell'ultimo anno. Jen: Bè…Non è vero. Jack: Io ne ho baciato uno. Tu quanti ne hai baciati? Jen: Uno. Jack: Ma quanti etero? Jen: Nessuno. [Jack scrolla le spalle per dire che ha ragione.] Jen: E' la conversazione più triste che io abbia mai avuto. Jack: Quello che vorrei farti capire è che siamo al college ora. Nessuno ci conosce e nessuno sa niente di noi. [Si ferma] Jen: Che c'è? Jack: Credo che ci siamo persi. [Tira fuori una cartina dalla tasca.] Jen: Che stai facendo? Jack: Mi sembra abbastanza chiaro. Jen: Ti dispiacerebbe essere un po' più prudente? Preferirei non apparissimo come delle stupide matricole, che non sanno nemmeno dove stanno andando. Jack: Mi basta solo sapere il punto di riferimento più vicino. Va bene? Jen: Uh, bè, la stazione radio. [Guarda nella finestra della radio e vede Charlie] Oh, mio Dio. Jack, Jack. Posa la mappa, mettila subito giù, o penserà subito che stavamo cercando di trovarlo. Jack: Oh, ma tu STAVI cercando di trovarlo. E' tutta la settimana che non fai altro che indagare su ogni Charles presente nella guida del college. Jen: Si, ma non c'è bisogno che lo venga a sapere. [Charlie si volta e li vede] Oh heh..ciao. Mi sta sorridendo. Sta salutando. [Charlie gli fa cenno di entrare nello studio.] Jack: Si, sta salutando. Te l'avevo detto io che ti piaceva. [Charlie scrive qualcosa su un foglio e lo appoggia al vetro per farglielo leggere] Che cosa vuoi di più, ti sta persino mandando un messaggio! [Sul foglio c'è scritto "Entrate", ma è alla rovescia!] Jen: E' al contrario. Jack: Ma ciò non ti impedirà di entrare. [Università - il Prof Wilder e Joey stanno scendendo le scale mentre Joey gli sta parlando della sua intenzione di lasciare il corso.] Wilder: Non potresti lasciare qualche altro corso invece del mio? Uno più inutile, come il corso di tessitura? O quello di "donne e società"? Joey: Farò finta di non aver sentito. Wilder: O mio Dio, devo dirti che è un vero peccato che tu voglia farlo. In genere riconosco a colpo d'occhio quelli che vogliono lasciare il mio corso, hanno sempre una sorta di sguardo colpevole. Non che questo succeda spessissimo, anzi. Di solito nessuno lascia mai il mio corso. Piuttosto si dice che molta gente faccia a pugni solo per sentire una mia lezione. Joey: Lo so ma... Wilder: Dovresti ritenerti fortunata di essere una mia studente. Di solito non accetto le matricole. Le matricole di solito vanno in paranoia non appena capiscono quanto devono lavorare sodo. Ma non è il tuo caso questo, vero signorina Potter? Tu non stai andando in paranoia, vero? Joey: No. O almeno non proprio. Wilder: Non hai ancora finito di riscrivere la tua storia vero? Quella su quel ragazzo e il bacio. Joey: Ci ho provato. Mi creda, ci ho provato davvero…ma le cose al momento sono molto complicate. Wilder: Oh, capisco. Più complicate di come erano venerdì? Joey: Si. Wilder: Di male in peggio? Joey: Si. Wilder: Quindi qualcosa è cambiato da venerdì. Joey: Si. Wilder: Sei tu quella che è cambiata da venerdì. Joey: Si, no. Non è cambiato niente. Wilder: Eppure, qualcosa si è complicato, ed ora tu senti il bisogno di lasciare il mio corso. Joey: Ascolti, frequento troppi corsi. Okay, la verità è che non sapevo quale frequentare, e il suo corso sembrava divertente. Wilder: Oh, e lo è. E' votato 9.4 nella guida scolastica degli ultimi anni. Joey: Va bene, mi creda, è stata una scelta sbagliata da parte mia, okay? Lei mi aveva avvertito che non era un corso facile. E anche un sacco di altre persone, ma io come una stupida ho creduto che ce l'avrei potuta fare. Wilder: E cosa ti fa pensare che non ce la puoi fare? Joey: Il fatto che sto chiaramente andando in paranoia. Wilder: Mi hai convinto. Non è il numero che conta… vedi, ti ho mentito, succede molto spesso che qualcuno se ne vada. Ma ogni volta è come essere piantati dalla tua prima fidanzata. [Prende la domanda e la firma] Le auguro un bel futuro, signorina Potter. [Il campus è gremito. Audrey e Dawson stanno passeggiando e chiacchierando.] Audrey: Allora, Dawson. Non sei molto contento di essere costretto a stare qui con me, vero? Dawson: No, affatto. Sai, credo sia meglio che io e Joey stiamo lontani in questo momento. Se passassimo l'intera mattinata insieme ora come ora potremmo dire delle cose delle quali ci pentiremmo. Audrey: Del tipo? Dawson: Del tipo, perché sto lasciando che una ragazza rovini la mia vita? Audrey: Ohhh. Dawson: Scusami, non dovrei parlarne con te. Audrey: No, hey, non devi scusarti. In fondo ci vivo con quella ragazza. Dawson: Ti sei mai ritrovata a chiederti perché una persona così intelligente possa essere anche tanto stupida? Audrey: Ogni giorno. Okay, ci siamo. Dawson: Che vuoi dire? Audrey: Ci siamo. E' da qui che inizia il tour del campus. Dawson: Ma non c'è nessuno. Audrey: Si, lo so. Succede spesso. A dirti la verità, visitare il campus non è poi così interessante. Ma lo spettacolo deve continuare, anche se c'è un solo spettatore. Perciò, andiamo. Dawson: E dove? Audrey: A visitare il campus. Dawson: Ma qui non c'è nessuno. Audrey: Oh, come fai a dirlo? Ci sei tu, e ci sono io. Dawson: Quindi saresti tu la guida turistica. Audrey: Bingo. Mi ringrazierai dopo, quando avrò sconvolto il tuo mondo. [Alla stazione radiofonica - Jen raggiunge Charlie, che sta conducendo la sua trasmissione.] Charlie: Bene, state ascoltando il programma di Charlie gente, dove passiamo solo i pezzi più rockeggianti, deprimenti e cattivi della storia del rock, come facciamo ogni lunedì mattina del resto. Qui sulla WBCW solo musica strappalacrime, musica triste, musica solo lontanamente vitale, come la prossima canzone degli Smith che ci è stata richiesta, "Girlfriend in a coma". Ed è proprio questo il pezzo che tra un po' vi faremo ascoltare. Jen: Si, um, scusami. Non metteremo quel pezzo. Charlie: [sussurrando] Hai il microfono aperto. Jen: Oh, lo so. L'ho aperto io. Charlie: Il mio nuovo produttore, signore e signori. Jen….Jen che ne diresti di passare subito alla parte in cui si scopre che non conosco nemmeno il tuo cognome? Jen: Lindley. Jen Lindley. E' una cosa spaventosa vero gente? Viene considerato un vero e proprio talento quello di dimenticare il nome di quelle persone di poca importanza che lavorano dietro le quinte. Charlie: Hai ragione, scusami. Allora, eri sul punto di spiegarci quale problema c'era con "Girlfriend in a coma". Jen: Si, non metteremo quel pezzo. Vedi, il vero problema delle stazioni radio dei college è che continuano ad assumere i classici geni incompresi e bisessuati. Charlie: Che crudele. Jen: Alla gente piace lasciarsi guidare. Allora Charlie, signor DJ della radio, che pensi del tuo lavoro qui? Ti piace parlare a delle persone che non ti possono rispondere? Charlie: No. Però mi piace la musica. Jen: Bè, allora perché passi solo rock deprimente? Perché non del Rap? O del Punk? O i Ramones? Charlie: Bè, Jen. Vedi, nella mia lunga esperienza ho imparato che la gente tende a sentirsi un po' giù il lunedì mattina. Jen: E cosa te lo fa pensare? Charlie: Bè perché…generalmente sono stati fuori tutto il week-end e hanno sicuramente fatto qualcosa di cui si sono pentiti. Jen: O NON HANNO fatto qualcosa per cui pentirsi. E' molto più probabile, e qui sarai d'accordo con me, che ci senta pentiti per le cose che non si sono fatte piuttosto che per le cose fatte. Cose del tipo, essersi dimenticati di farsi dare il numero di telefono dalla ragazza che hai appena conosciuto. Charlie: Bè Jen hai ragione, sarebbe una vera tragedia, a meno che la ragazza, e mi scuso con lei, non ti abbia accusato di essere un arrogante, ed abbia almeno apparentemente un ragazzo. Alto, di bell'aspetto, capelli scuri… Jen: Oh, capisco, quindi questa tua trasmissione radiofonica va bene solo per etero depressi alla facile mercé di uomini palesemente gay che indossano maglioni firmati. Francamente, non capisco come l'università possa tollerare la speculazione di questa indubbia nicchia di mercato. Mi dispiace ma le cose qui devono cambiare. E subito. Charlie: Bene, ora ci ascoltiamo quel classico degli Smith, e poi ci spariamo un po' di sedativo. A dopo. [Sulla barca dove Pacey ha vissuto tutta l'estate - ha in mano una Polaroid quando Melanie, la sua nuova fidanzata, lo raggiunge e tenta di prendergliela.] Pacey: (guardando la foto) E questa me la terrò di sicuro. Melanie: Oh, Pacey. No. Pacey: Cosa? Ora non mi è nemmeno concesso di tenermi un souvenir dei miei viaggi? Melanie: No, non quella foto. Pacey: Sai che amo i francesi? Sono sbarcati sulle isole dei Caraibi, le hanno colonizzate, hanno sopraffatto le culture indigene, e con che le hanno rimpiazzate? Donne in topless. Agli inglesi non sarebbe mai venuta un'idea simile. Quindi questa me la tengo. [Si riprende la foto e la bacia]. Melanie: Va bene, hai vinto. Basta che non la lasci dove mio zio possa vederla. Pacey: Non preoccuparti. Vedi, questa non è più la sua barca, è la mia. Melanie: Oh, è vero. L'avevo dimenticato.[lo bacia] Oh, devo andare. Pacey: No. Melanie: Che ne dici se ci vediamo più tardi… Pacey: Si. Verrò, anche se lo farò controvoglia. Melanie: Oh, allora ti voglio a pranzo con me, oltre alla colazione naturalmente. E mettiti la maglietta nuova che ti ho comprato. Pacey: Si mamma. [Si salutano baciandosi, poi lei scende dalla barca e si incammina sul molo mentre Dougie arriva e li incontra] Doug: Allora…quella deve essere la famosa Melanie. Pacey: Puoi dirlo forte. Melanie Shay Tompson. Posso chiederti una cosa, Dougie? Si può sapere perché i ricchi hanno sempre tre nomi? Dougie: Oh, non saprei. Suppongo che più secondi nomi di antenati si possiedono, e più possibilità si hanno di essere inclusi in più testamenti. Che diavolo hai intenzione di fare ora nella vita, Pace? Pacey: Dougie, andiamo. Questo argomento per caso aumenta sempre più di interesse per te? No perché ti assicuro che per me non è più così interessante. Dougie: Bè, oramai sono passate, quante? Tre o quattro settimane, da quando sei tornato dai Caraibi. Pacey: Sono passate tre settimane e mezzo. Perché, l'abbronzatura sta cominciando a sbiadire per caso? Dougie: Hai intenzione di rimanere a Boston? Pacey: Si, almeno finché a bordo di qualche altro lussuoso yacht non ci sarà bisogno di un mozzo. Dougie: Quindi, questa tua continua caccia ai ricchi, diventerà l'attività principale della tua vita? Dico bene? Pacey: No, Dougie, niente è mai permanente. Dougie: Bene. Allora ho qualcosa per te. [Tira fuori un biglietto da visita e lo da a Pacey.] Pacey: Cos'è? Dougie: E' di un tizio che conosco qui a Boston. Uno chef. Pacey: Doug, te l'ho già detto. Non ho intenzione di lavorare in qualche stupido ristorante, di piegare camice o vendere scarpe. Punto a qualcosa di più grande e migliore, ed è solo questione di tempo prima che io riesca a reimbarcarmi e andarmene. Dougie: Oh, si, il mare. L'avevo dimenticato. Ma non sono in vena di umorismi oggi. Quindi perché non fai visita a questo tipo, Pacey, okay? E fallo oggi. Gli ho detto che saresti andato a trovarlo, per parlare con lui. Quindi, per favore, almeno per questa volta, fammi questo piacere. Ti dispiace? Pacey: Okay okay, senti, se faccio visita a questo tizio, tu la smetti di rompermi le scatole? Dougie: Niente mi farebbe più felice, fratellino. [Di fronte all'ufficio amministrativo - una lunga fila di persone sta aspettando di entrare, che va dalle scale fino fuori l'edificio stesso.] Joey: (chiede ad un ragazzo) E' questa la fila di quelli che devono lasciare i corsi? Ragazzo: Si, hai indovinato. [Al lago vicino al campus - Audrey e Dawson stanno passeggiando e chiacchierando.] Audrey: Allora, Dawson. Dawson: Si? Audrey: Rispondi alla domanda che è sulla bocca di tutti. La scuola di cinema è davvero così bella come si dice? Dawson: E questa sarebbe la domanda sulla bocca di tutti? Ma che comitive di persone frequenti? Audrey: Oh, quella di Jen, Jack e Joey. Dawson: Ahhh. Audrey: Senti, a me puoi dire la verità. Voglio dire, vengo da Los Angeles, e la odio, quindi figuriamoci cosa ne possono pensare gli stranieri. Dawson: Non.. non è poi così male. Audrey: Bè, questa è una grande lode. Tu conosci qualcuno, scommetto che hai conosciuto una ragazza che viene dalle mie scuole superiori. Dawson: Chi? Audrey: Kirsten Smith. Dawson: O mio Dio, la conosci? Audrey: Si. Sta ancora lavorando a quel suo cortometraggio in cui vorrebbe abbordare celebrità minori nei bagni pubblici? Dawson: Oh, non è più un cortometraggio. Sta cercando di farlo diventare un vero e proprio film, ed ha anche cambiato nome, ora è Kiwi. Niente cognome. Solo Kiwi. Audrey: O mio Dio. Dawson: Immaginavo che alla scuola di cinema ci sarebbero stati dei megalomani, ma non fino a questo punto. Audrey: Ma, voglio dire, comunque ti piace. Almeno in generale. Dawson: Si…Si, perché non dovrebbe piacermi? Audrey: Non so, giudicami pure matta, ma generalmente, le persone che amano il college, non attraversano in aereo il paese solo per rivedere i loro vecchi amici delle superiori. In ottobre. Dawson: Tutti hanno nostalgia di casa. Audrey: Si, a parte il fatto che questa non è casa tua. Dawson: Ma qui ci sono tutti i miei amici. Audrey: Intendi Joey? Dawson: E Jack e Jen. Voglio dire, siamo onesti, alle volte sembra una parolaccia dire che sei rimasto molto amico dei tuoi amici delle superiori. Voglio dire, se tutto quello che avessi una volta tornato a casa fossero quattro anni di costante infelicità, non sentiresti la mancanza di nessuno. Tutte le persone che incontri potrebbero rivelarsi una piacevole sorpresa paragonate a… Audrey: Una completa delusione paragonate alle persone che già conosci. Sono preoccupata per te, Dawson. Dawson: Grazie, mi fa piacere sapere che qualcuno si preoccupa per me. [Al ristorante - lo chef Danny sta parlando con delle cameriere quando arriva Pacey.] Danny: Vi ripeto, le specialità di oggi sono, conchiglie al vapore, ravioli di coniglio con salsa al burro e salvia.. Ragazza: Bene, mi piace il coniglio. Possiamo andare ora? Danny: Rompete le righe. E mettete in risalto il pesce. Ragazza: Di lunedì? Vuoi che ci mettiamo ad uccidere la gente? [Le cameriere se ne vanno.] Danny: Stava scherzando. Il pesce è buono. Ti piace il coniglio? Pacey: Mi piace tutto quello che è gratis. Danny: Assaggia. Pacey: Grazie. Non è affatto male. Danny: Non mentire a te stesso, è spettacolare. Pacey: Bè, a dire il vero non ho mai mangiato una cosa così prima ad ora, quindi non ho basi alle quali paragonarlo. Danny: Così mi piaci. Sei il nuovo lavapiatti? Pacey: (ridacchia) No. Sto cercando questo signore, Danny Brecker. Danny: Brecker, si sono io. Pacey: E' lei lo chef? Danny: Cucinare è ciò che preferisco, ma comunque. Questa è la mia cucina, mi hai trovato, quindi cogli l'occasione al volo prima che scappi via. Pacey: Bè, sono qui solo per fare un favore a mio fratello. Danny: Sei il fratello di Dougie? Pacey: Si, Pacey. Danny: Allora sei proprio tu il nuovo lavapiatti. Pacey: No, io sono un mozzo. Ho passato tutta l'estate navigando per i Caraibi su uno yacht lungo 15 metri. Danny: Quindi non hai mai lavorato in una cucina prima d'ora? Pacey: No. Danny: Allora farai il lavapiatti. Pacey: No, lei non mi sentito bene. Sono qui solo per fare un favore a mio fratello. Quindi, se gentilmente mi facesse il favore di telefonare a mio fratello e dirgli che sono passato di qui, gliene sarei molto grato. E magari gli dica che il lavoro l'ha già dato a qualcun altro. Danny: Si, si, mi aveva detto che ci avresti provato. E mi ha anche detto che ti sei diplomato da poco, ma che non ti interessa andare al college. Pacey: Giusto, perché il college è la risposta ai problemi di tutti, ma non ai miei. Apprezzo molto il fatto che lei mi offra un lavoro qui, ma come le ho detto ho già un lavoro. Danny: (canticchia) Hey, hey hay. Come vuoi tu Popeye. Sono sicuro che la fuori nel bel mezzo dell'oceano sei il re. Pacey: In effetti lo sono. Danny: Bè, qui, in questo momento, nella mia cucina, ho bisogno di un lavapiatti, e se tu non vuoi questo lavoro, allora ti suggerisco di andartene, perché ti ho osservato bene e non mi sembri un ragazzo che ha bisogno di un lavoro. Pacey: Ed ha ragione, non ne ho bisogno. Danny: Bè allora, non credo che debba più cercarti in futuro. Pacey: Bene. [Camera da letto di Charlie - Jen è seduta sul pavimento e sta dando un'occhiata ai libri di Charlie, mentre Charlie sta cercando un CD.] Jen: Perché hai un libro sulla difesa dei diritti femminili, la politica del sesso di Kate Mill, e l'autobiografia di Alice Eutoclis di Gertrude Stein? Voglio dire, è un po' esagerato, non credi? Potrei capire uno, ma tutti questi… Charlie: Ho frequentato un corso di letteratura femminista, grazie. Jen: Oh, quindi ci sai fare con le donne. Charlie: Sai, non tutte le cose vengono architettate, alcune accadono e basta. Jen: Come il fatto che io sia qui in camera tua. Charlie: Ti sei autoinvitata. Jen: Solo per quella scommessa che abbiamo fatto alla stazione radiofonica. Charlie: Te l'ho già detto, ho ragione io. Jen: Pensala come vuoi. Tanto io ci crederò soltanto quando l'ascolterò. Se davvero possiedi quel disco… Charlie: Se? Jen: Si, se. E' difficile credere che la stessa persona che possiede "Licensed to Ill", possieda anche il Volume 2 della collezione del meglio di Dolly Parton. Charlie: Credimi. Jen: E perché è così importante per te che io ascolti questa canzone? Charlie: Perché, una volta che ascolti la versione originale di Dolly Parton del 1974 di "I'll always love you", quella canzone resa celebre ma deturpata che trovi nella colonna sonora del film "Guardia del corpo", capisci veramente e forse per la prima volta nella tua vita, cosa sia veramente bello. E a quel punto il tuo intero universo viene messo sottosopra. Tutto quello che fino a prima ti era sembrato normale, all'improvviso ti sembra giusto. Jen: E ciò sarebbe positivo? Charlie: Ma certo che è positivo. A che serve la musica, se non a sconvolgere tutte le tue aspettative e a farti riflettere di tanto in tanto? Jen: Bè, credevo che quel compito spettasse alle persone. Charlie: Cosa? Jen: Niente, io, non riesco a credere che ti piaccia la musica country. Charlie: Bè, mi piacciono tutti i generi musicali, ma non mi piaci tu visto che sei palesemente cinica e corta di vedute. Sicuramente sei la classica insulsa ragazzina di ceto elevato, che ha tutto e alla quale piace scorrazzare per la città a bordo della Volvo del suo paparino. Jen: Vengo da una piccola città, mi piace lavorare a maglia, e vivo con mia nonna. Charlie: Ora si che va meglio. [Ancora a fare la fila, Joey chiama Dawson dal suo cellulare.] Joey: Ciao sono io. Dawson: Ciao, stavamo proprio parlando di te. Joey: Stavamo? Dawson: Si, Audrey ed io. Joey: Pensavo stessi facendo il tuo tour. Dawson: Diciamo di si. Joey: Bè, senti, qui la cosa si sta facendo più lunga di quanto credessi. C'è una fila lunghissima. [Dawson si volta verso Audrey, mentre continuano a passeggiare.] Dawson: Dice che c'è una fila lunghissima. Audrey: Sai che seccatura, fammi parlare con lei. Joey, ciao sono Audrey, ora riattacchiamo il telefono. [Audrey vede Joey e con Dawson la raggiungono mentre Joey sta urlando al telefono anche se Audrey ormai ha già riattaccato.] Joey: Audrey?? Audrey?? Audrey: Ciao. Dawson: Ciao. Joey: Ciao. Che mi sono persa? Dawson: Bè, sono andato a fare il mio tour, quando ho scoperto che era Audrey la guida turistica. Joey: Audrey una guida turistica? Audrey: Si, la paga fa schifo, ma il lavoro mi permette di combinare due delle mie più grandi passioni: esibirmi di fronte ad un modesto pubblico, e far innamorare i forestieri di me. Joey: Audrey, non è che potresti… Audrey: Tenerti il posto? Ma certo. Joey: Grazie. [Audrey prende il posto di Joey nella fila e Dawson si allontana con lei.] Joey: Hai passato l'intera mattinata con lei? Dawson: Si, e mi piace. E' uno spasso, è bello parlare con lei. Joey: Dawson, ci sta solo provando con te. Ci prova con tutti. Animali, vegetali, minerali… Dawson: Si, lo so. E credo che sia forte. (Guarda Audrey, che gli risponde a sua volta con un sorriso.) Joey: Senti, mi dispiace che ci voglia così tanto, magari potresti uscire con Jen e Jack. Dawson: O magari potremmo terminare la conversazione che abbiamo iniziato stamattina. Joey: Abbiamo passato un bel week-end, perché sciuparlo con… Dawson: Con cosa? Joey: Con una inutile chiacchierata che alla fine si rivelerebbe inutile. Dawson: Quindi parlare del futuro della nostra relazione per te non significa niente. Joey: Futuro? Dawson, fra un paio d'ore salirai su un aereo e te ne andrai. Tutto quello che ti ho detto in quel messaggio è la stessa identica cosa che mi dicesti tu a giugno. Vedi, dobbiamo andare avanti, ognuno deve andare per la sua strada. Dawson: E tu ti senti pronta al cento per cento per farlo? Joey: No, ma so che devo. Dawson: Credo proprio di si. [Ritornano da Audrey] Audrey: Ciao. [Nell'ufficio amministrativo] Impiegata: Il prossimo. Joey: (porgendole la sua domanda) Vorrei lasciare questo corso. Impiegata: Mi dispiace tesoro, ma il signor Oscar Wilde non può insegnare qui alla Worthington visto che è morto nel 1900. Joey: Uh, no. Non Wilde, è Wilder. Come David Wilder. Impiegata: Sono sicura che quello che tu dici è vero, ma se vuoi veramente lasciare questo corso, allora riprenditi la tua domanda e fattela firmare da qualcuno che sia ancora vivo. Il prossimo! [In un ristorante di lusso - Pacey e Melanie stanno terminando il loro pranzo.] Pacey: Ok, vorrei solo specificare che non era questo che intendevo per pranzo. Melanie: Bene, mi torturerai con il formaggio alla griglia domani. E poi si può sapere cosa hai contro i ristoranti di lusso? Pacey: Niente di personale. E' solo che odio i posti come questo. Melanie: E che cosa preferiresti fare allora? Pacey: (Le risponde con uno di quei suoi sorrisini maliziosi...) Melanie: Non abbiamo tempo. Ho da studiare questo pomeriggio. Ho una vita io, non posso sempre spassarmela con te. Pacey: Si, lo so, ma la cosa non ti diverte molto. Melanie: E tu come lo sai? Pacey: Perché a nessuno piace la facoltà di legge. La frequenti solo per fare contenti mamma e papà. Melanie: Ti sbagli di grosso. Pacey: Davvero? Vuoi dire che i tuoi genitori non ne sono affatto felici? Melanie: Al contrario, sono al settimo cielo. Perché credi che mi lascino passare tutta l'estate a navigare per i Caraibi sulla barca di mio zio? Pacey: Hai ragione. Bè, ora che ci penso, forse la mammina e il paparino non sono delle cattive persone dopotutto. Melanie: Vedo che il tuo umore sta migliorando. Pacey: Motivo in più per andarcene immediatamente di qui. [Melanie prende il conto che la cameriera le ha posato sul tavolo.] Pacey: Che cosa fai? Melanie: Pago il conto. Pacey: Perché? Melanie: Perché tu non hai un lavoro. Pacey: Nemmeno tu se per questo. Melanie: No, ma possiedo una carta di credito, la paghetta e un fondo fiduciario. Cosa? Preferiresti fingere che io non abbia niente? Pacey: Okay, ora dammi quel conto. Melanie: No. Quando avrai una barca tutta tua, mi potrai portare in giro a pescare o a fare altro. Ma fino ad allora, tieniti al passo coi tempi. Oggi le ragazze fanno anche questo per i loro fidanzatini carini ma fannulloni. [Camera da letto di Charlie - Jen si sveglia accanto a Charlie dopo che hanno passato la notte insieme, ed inizia ad innervosirsi.] Jen: Oddio. No. O mio Dio. No. Charlie: Che c'è? Mi sono perso qualcosa? Hey si può sapere che mi sono perso? Jen: Che ore sono? Charlie: Um, saranno le cinque credo. Jen: Oh, è tardi, mi devo sbrigare. Hey, si può sapere perché hai lasciato che mi addormentassi? Charlie: Non sapevo che dovessimo restare di guardia. Jen: Non posso credere di averlo fatto. Charlie: Fatto cosa? Jen: Fatto questo. Dopo tutto quello che io e Jack ci eravamo detti. Charlie: Chi è Jack? Jen: Il mio migliore amico gay. Non hai ascoltato nemmeno una parola di quello che ti ho detto? Oddio, le mie scarpe. Ma dove sono finite? Charlie: Ok, le tue scarpe sono rimaste giù di sotto, ed io non sono ancora sveglio del tutto. Jen: Senti, sono in ritardo. In tremendo ritardo. Devo essere a casa per pranzo. Ho una nonna molto apprensiva. E degli amici che mi aspettano. (riferendosi alle scarpe) Me ne manca una. Charlie: Tua nonna? Jen: Si, mia nonna. Io vivo con mia nonna. Charlie: Credevo stessi scherzando quando me lo hai detto. Jen: No. Io…Mi presteresti le tue scarpe? [Prende le scarpe di Charlie e se le mette ma quasi inciampa nel camminarci.] Charlie: Hey, aspetta aspetta aspetta. Smettila, ti prego smettila, per favore non farlo. Jen: Cosa? Smettere di fare cosa? Charlie: Di fingere che quello che è successo tra noi, non sia successo. Jen: E cosa sarebbe successo? Non capisco di cosa tu stia parlando. Charlie: Eppure qualcosa è accaduto. Ti ho incontrata. Mi sei piaciuta. Ed io sono piaciuto a te. Abbiamo fatto sesso. Quindi mi faresti un grande favore se ti fermassi un attimo a pensare alla cosa. Perché per me è stato un giorno che non dimenticherò facilmente, va bene? E se anche per te è così, non vorrei essere costretto ad uscire venerdì sera e ricominciare tutto da capo con un'altra ragazza che non mi piaccia nemmeno la metà di quanto mi piaci tu. Jen: Okay. Charlie: Okay cosa? Jen: Okay, puoi chiamarmi. Charlie: E perché dovrei farlo, sei già qui. [Lui la bacia e i due ritornano in camera da letto chiudendosi la porta alle spalle.] [Al corso del professor Wilder - la lezione è finita e gli studenti se ne stanno andando.] Wilder: Stai migliorando. (Sorride al suo studente che prende il compito che il prof gli porge e se ne va] [Joey lo raggiunge.] Joey: Non è stato per niente divertente. Wilder: Per me lo è stato. Joey: Lei non ha il diritto di farmi questo. Ho passato l'intera mattinata in coda a quella fila. Wilder: Ne sono certo. Joey: E anche gran parte del pomeriggio. Sa, se non aveva intenzione di firmare il mio modulo, avrebbe dovuto dirmelo fin dall'inizio. Wilder: E perdermi questo momento così divertente che sto vivendo? Okay, non mi sto divertendo. Vedi, è solo che, quando ho il raro piacere di incontrare quel diplomato su mille che conosce la differenza tra un possessivo e un apostrofo, e la sua forma contratta, il mio sangue inizia a scorrere più veloce, perciò, è vero, ti ho imbrogliata. Ma spero che mi perdonerai per non aver voluto lasciar andare uno studente che io reputo molto promettente. Joey: Quello che ha fatto non ha giustificazione. Non può cavarsela tanto facilmente. Wilder: Hai proprio la coda di paglia, non è vero signorina Potter? Hai questa quasi meravigliosa incapacità di cavartela bene nelle situazioni difficili. Joey: Il suo metro di giudizio passa per la mia personalità adesso? Wilder: No. E' solo che il college richiede un po' più di astuzia rispetto alle superiori. E' un ambiente molto meno strutturato. E poi, non giriamo intorno al discorso. Hai preso una, uh, C? Nel mio corso, giusto? Joey: Giusto. Wilder: E qualcosa mi dice che non ti saresti fatta in quattro per lasciare il mio corso se avessi presi qualcosa di più di una C. Dico bene? Joey: No, probabilmente no. Wilder: Quindi, questo mi fa capire che sei una di quelle persone che si dedicano solo alle cose che gli riescono bene. Joey: No, veramente faccio molte cose, che poi non mi riescono bene. Wilder: Dimmene una. Joey: Per esempio, non sono riuscita in questo. Per lasciare il suo corso mi ci è voluto tutto il giorno. E quel ragazzo, quello che non era previsto che mi venisse a trovare, bè, poi lo ha fatto, ed ora è da qualche parte la fuori a riflettere sul futuro del nostro rapporto, mentre casualmente ho capito di non avere futuro nemmeno con la mia compagna di stanza, Mister Casanova al femminile. E come se non bastasse sono stata incastrata anche da lei, quindi sa una cosa? Se proprio non vuole che lasci il suo corso, va bene, ma almeno credo di meritarmi una risposta franca. Wilder: Prendi. [Le porge un foglio bianco.] Joey: E che ci devo fare con questo? Wilder: Scrivi, perché quello che hai detto non ha alcun senso, ma se riesci a dargli un significato scrivendolo su quel foglio, allora ti lascerò libera di inseguire quel tuo ragazzo. Joey: Si rende conto che quello che mi sta chiedendo è del tutto irragionevole? Wilder: Me ne rendo conto, si. [Joey si siede ed inizia a scrivere.] [In cima al campanile della scuola - Dawson e Audrey stanno lassù a guardare tutto il panorama del campus.] Dawson: E' davvero qui che tutti vengono a suicidarsi? Audrey: Si, di solito subito dopo l'esame di laurea. Oppure, vedi, alcuni vengono quassù solo per pomiciare. Ti andrebbe? Dawson: Ha, ha, ha. Si! Audrey: Non possiamo. Dawson: Oh, perché no? Audrey: Perché, anche se lei lo negherebbe con tutto il fiato che ha in corpo, Joey è la mia amica, o almeno lo diventerà. E non penso che la cosa le piacerebbe molto. Dawson: Vorrei esserne sicuro almeno la metà di quanto ne sei convinta tu. Audrey: Mio Dio, adoro questo posto. Voglio dire, guardati intorno. E' proprio così che un college deve essere. LA non sarebbe così nemmeno tra un milione di anni. Oh, si, dimenticavo, a te piace comunque. Dawson: Si, mi piace. Audrey: Bè, a quanto pare le cose ti stanno andando anche bene. Voglio dire, hai fatto un internato per quella casa cinematografica, ed hai conosciuto Todd. Dawson: Si, l'ho conosciuto. Audrey: Oh, io direi niente male come primo giorno, no? Ed ora stai anche per tornarci. Dawson: Si, ci tornerò. Che altro potrei fare? Lasciare la USC e trasferirmi a Boston? Voglio dire, sarebbe come scalare le vette di una montagna, o gettarmi da questo campanile. Audrey: Intendevo a lavoro. Tornerai a lavorare in quel posto, no? Dawson: Oh, giusto, il lavoro. Veramente, devo essermi dimenticato di dirti...che in realtà mi hanno licenziato, da quel posto. Audrey: Bè, una cosa in meno che ti tiene legato a LA. Dawson: Si, una cosa in meno. (Si guarda intorno, non sapendo cosa dire.) [Aula del professor Wilder - Wilder sta leggendo il compito che Joey ha appena terminato di scrivere.] Wilder: Non male signorina Potter. Credo di aver scoperto un altro importante difetto nella tua vita e nel tuo stile. Joey: Che intende dire? Wilder: Il tuo rimuginare sulle cose. Perché ogni volta che lo fai, è chiaro che riesci a separare ciò che conta davvero da ciò che non conta. [Prende il suo compito e le mette un nuovo voto.] Joey: Probabilmente mi considera alquanto eccentrica. Wider: Non ho detto questo. Joey: E' solo che, conosco i miei limiti, capisce. E non voglio incasinare questa mia nuova vita, sto cercando di vivere da sola, tentando di fare una cosa per volta. Mi sveglio la mattina, e mi ritrovo in questo nuovo e strano ambiente. Sono completamente sola per la prima volta nella mia vita. Quindi, forse è vero che ho paura di prendere una C, ma se ho paura, è perché ci sono persone che hanno fatto un sacco di sacrifici per permettermi di studiare qui. Mia sorella, i miei amici, mia madre, persino mio padre anche se non è mai stato molto rispettoso della legge. Quindi… Wilder: Sai, a me sembra che tu abbia molte cose interessanti da raccontare. [Posa il compito sul suo banco e se ne va. Joey lo alza per leggere: ha preso una A meno. Poi la scena cambia e vediamo Joey fuori dalla scuola che da un ultima occhiata al modulo di richiesta di revoca prima di strapparlo e gettarlo nella spazzatura.] [Al ristorante di Danny - Pacey entra nel locale, e trova Danny impegnato a cucinare.] Danny: Sei tornato per quell'assaggio gratuito? Pacey: Se sono tornato, non è perché il cibo è tutta questa prelibatezza, credimi. Danny: Cavolo, credo che aspetterò il momento in cui i critici culinari la smetteranno di delirare. Pacey: Come riesci a dormire la notte al pensiero che fai pagare alle gente 25 dollari a testa per questa roba? Voglio dire, in fondo cos'è? Queste altro non sono che braciole di maiale che tu condisci con un filo di salsa, poi ci metti come contorno questo puré di patate fatto con patatine novelle fritte, giusto? Danny: Si chiamano patate BoFrett. Pacey: Come si chiamano si chiamano. Io so solo che Leon, lo chef che ha lavorato sullo yacht dove ho lavorato anch'io, l'unica cosa che faceva al cibo che serviva a noi e ai suoi principali, era gonfiarlo un po' servendolo con queste patate. Danny: Interessante. La maggior parte degli chef non servono il cibo migliore ai subalterni. Ne va del loro margine di profitto. Pacey: E ci tengo a sottolineare ai subalterni. Vedi, Leon è una brava persona. Probabilmente era un passo più avanti rispetto ai suoi superiori, ma che ci vuoi fare? Danny: Si, succede spesso nel mondo dell'industria culinaria. Come credi che abbia conosciuto tuo fratello? I genitori di mia moglie hanno un locale a Capeside. E quando non sono occupato in cucina mi ubriaco molto e ululo alla luna, quindi... Questo ti sorprende? Pacey: Si, ma non riesco a credere che una donna ti abbia sposato, ma a cosa stava pensando in quel momento? Danny: Hai un senso dell'humour migliore rispetto a quello di tuo fratello, non che ce ne sia bisogno qui, a meno che tu non abbia riconosciuto gli errori della tua vita. Pacey: A dire il vero ho riconosciuto gli errori della mia vita. E sai una cosa? Tu non hai bisogno di me come lavapiatti. Danny: Davvero? Pacey: No. Io valgo di più e questo potrebbe tornarti molto utile. Danny: Pensavo avessimo stabilito che non avresti trasferito le tue abilità sulla terra ferma. Pacey: Ma vedi, questo valeva prima che tu sapessi che ho pescato, pulito e cucinato ogni tipo di pesce esistente nell'emisfero occidentale, okay? E se ho imparato a fare questo, posso anche cavarmela con delle patate novelle, o a sminuzzare prezzemolo. Danny: Vieni ogni giorno puntuale, mantieni l'igiene, e potrai occuparti di ogni compito, anche dei miei. Pacey: Oh, fantastico, perché da quello che ho visto, non è che ti occupi di molte cose qui dentro. [Pacey sta uscendo dal ristorante quando si imbatte in una cameriera che sta fumando li fuori.] Pacey: Ciao, continua pure. CAmeriera: Oh, ciao. Sei nuovo? Pacey: Si. Cameriera: Non stupirti più di tanto. Tutti quelli che lavorano nel ristorante fumano. E se non è così cominciano a fumare quando stanno a contatto con gli altri che lo fanno, visto che si accorgono che fanno minino 10 pause più di loro. Vuoi fare un tiro? Pacey: Un, no grazie. Fumare fa male sai? Cameriera: Lo so. Ma tanto non mi importa. Smetterò presto. Di lavorare, non di fumare. Pacey: E' così male qui, huh? Cameriera: Il locale vuoi dire? E' orribile, però vedi, le persone che ci lavorano sono simpatiche, a parte i clienti. Pacey: Si, Danny sembra molto simpatico. Cameriera: Si crede una rock star. Tutti credono di esserlo. Chiunque lavora in cucina. Le ragazzine impazziscono per loro. E sicuramente è per questo che ti sei presentato qui, almeno inizialmente. Pacey: Veramente si da il caso che sia già l'uomo di qualcuna. Sempre che si riveli il tipo giusto. Cameriera: E lei che tipo è? Pacey: Tanto per cominciare, è il tipo di donna che non fuma. Waitress: Oh! Tu si che sai come ferire una donna. Pacey: Un mese fa mi ritrovavo a guardare questo tramonto dal ponte di un gigantesco yacht nel bel mezzo dei Caraibi. Ed ora, mi… Cameriera: Ti ritrovi a lavorare qui. Pacey: Si. Cameriera: Si, bè, a dire il vero non è tanto male qui, perché quando si tratta di questo posto, non conta il posto dove sei, ma con chi fai amicizia. Prendi. Tienile per me, e domani, quando te le chiederò indietro, rispondimi di no. Oh, e ti consiglio di cambiare camicia. [Dormitorio - Joey si imbatte in Audrey che sta appena rientrando.] Joey: Ciao, dov'è… Audrey: Dawson? Joey: Si. Audrey: Se ne è andato. Joey: Andato? Che intendi dire per andato? Audrey: Intendo dire andato. Partito. Ha detto che è stanco del modo in cui lo perseguiti, o per meglio dire, del fatto che dovresti perseguitarlo ma non lo fai. E che, uh, è stato un cretino a perdere il suo tempo a venirti a fare visita quando ci sono miliardi di ragazza alla USC che farebbero pazzie pur di uscire con lui. [Joey si rende finalmente conto che Audrey la sta sfottendo.] Joey: Ti sei drogata per caso? Audrey: Hey. Guarda che ho passato tutto il giorno a cercare di difenderti. Gli ho spiegato che, è una prerogativa della donna fare la misteriosa e la difficile. Voglio dire, tutte le migliori donne lo fanno. Apparentemente, tu ed io abbiamo questa caratteristica in comune, ma si, tanto a lui non importa comunque. Ha detto che sarebbe partito per Cali, e non sarebbe più tornato. Non tornerebbe nemmeno se gli lasciassi una miriade di messaggi patetici e da ubriachi sulla sua segreteria. Joey: Okay, dimmi dov'è. Audrey: E dove secondo te? E' all'aeroporto stupida. Vai! [Joey corre via da Dawson.] [All'aeroporto - Dawson e Joey sono seduti e stanno parlando, Joey per fortuna è riuscita ad arrivare prima che Dawson partisse.] Assistente: Grazie signore, è tutto apposto. Uomo: La ringrazio. Joey: Allora, sei riuscito a salutare Jen e Jack? Dawson: Uh, si, ma solo Jack. Uh, Jen non era in casa quando sono andato. Cavolo, deve essere proprio bello. Joey: Cosa? Dawson: Averli sempre vicino a te. Joey: Si, lo è. Anche se non si tratta della tua casa, e non si tratta di tua nonna, è…è come avere ancora un luogo sicuro dove rifugiarti. O…come dire, una… Dawson: Una famiglia. Joey: Si, è come avere una famiglia. Ti fa vedere tutto sotto l'ottica giusta. Ti aiuta a distinguere cosa è davvero importante da quello che non lo è. Assistente: Ultima chiamata. I passeggeri sono pregati di recarsi al cancello C-3 per l'imbarco. [Dawson si alza in piedi, e poi si volta verso Joey.] Dawson: E cos'è davvero importante per te? Joey: Tu. Ecco perché ero così preoccupata stamattina, Dawson. Ho passato l'intero fine settimana a credere che tu avessi ascoltato il mio messaggio e che fossi venuto da me comunque. Che mi avessi capito. Dawson: Joey, finché avrò fiato in corpo, continuerò a non capirti. Voglio dire, ho passato un week-end fantastico. Ho rivisto te. Ho rivisto i miei amici. Ho persino avuto il dubbio se ripartire oppure no per Los Angeles, e poi mi sono svegliato stamattina e ho scoperto che la stessa ragazza che fino a poco prima era tanto preoccupata che non la raggiungessi, si è voluta liberare di me nella notte di venerdì sera. Assistente: Ripeto, è l'ultima chiamata, vi prego di recarvi al cancello C-3. [Dawson si incammina verso il cancello, ma poi si volta di nuovo verso Joey.] Joey: Dawson, non ho mai detto che sarebbe stato facile. Dawson: Allora dimmi almeno una cosa della quale sei sicura. Joey: Ero sicura di volerti qui con me. Alla fine della giornata, quando sono ritornata in camera, ho davvero voluto che fossi lì con me. Dawson: Perché? Joey: Non so perché. Non so perché lo volevo. L'unica cosa che sapevo è che ti volevo lì con me. Dawson: Joey, sono qui. Sono stato qui con te per due giorni, e solo adesso riusciamo a parlare di cose davvero importanti? Come del perché di quel messaggio, capisci? Sai, forse è stato solo l'epilogo al quale ci aspettavamo di arrivare. Forse l'attrazione che proviamo l'uno per l'altra, è solo, paura di andare avanti, paura di crescere. Joey: E' questo quello che credi davvero? Dawson: Non lo so, so solo che se salgo su quell'aereo adesso, non lo scoprirò mai. Ma va bene così perché almeno, andremo avanti per la nostra strada, cresceremo, così che nei prossimi quattro anni ci daremo una svegliata, e cominceremo a considerarci dei perfetti sconosciuti l'uno per l'altra. Il problema è che l'unica cosa della quale sono sicuro, è che non vorrei che questo succedesse. E tu? [L'assistente raggiunge Dawson per pregarlo di imbarcarsi.] Assistente: Signore. Deve salire su questo aereo vero? [Dawson lancia un'occhiata alla donna, poi torna a guardare Joey.] Dawson: Vuoi che succeda questo? Joey: No. Certo che no. [Dawson posa la sua borsa, e torna a sedersi con Joey, continuando a parlare con lei mentre la scena sfuma in nero.] Traduzione eseguita da Maria Cristina Camusi |
