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A d m i s s i o n s
( A m m i s s i o n i  )


[Mensa della scuola. Joey sta mangiando ad un tavolo da sola; odora il suo pranzo, e fa una faccia disgustata. Poi nota Jen arrivare con dei libri in mano e la saluta, così Jen si avvicina al suo tavolo.]

Jen: (Posa i libri per terra; si tratta di brochures di università) Oddio.

Joey: Uhh. Complimenti per l'entrata.

Jen: Sono felice che ti sia piaciuta. Grazie.

Joey: Wow… Riguardano tutte le università che ti hanno accettata?

Jen: Diciamo che sono le università che hanno accettato sia me che Jack. Non ci resta che sceglierne una.

Joey: Saranno all'incirca 5 diverse.

Jen: Che posso dirti? Jack ci sa fare quando si tratta di compilare dei moduli, il che significa che avrà una carriera sicura come ministro o come insegnante. Invece tu cosa mi dici? Ti sono arrivate delle risposte?

Joey: No. Il che significa che avrò una carriera sicura come cameriera.

Jen: Non dire così.

[Un tizio si avvicina a Joey e lo consegna un biglietto nel quale c'è scritto che deve recarsi all'amministrazione e chiamare a casa]

Jen: Hmm, qualcosa mi dice che ti sbagliavi.

[In classe - Dawson ha appena ricevuto lo stesso biglietto di Joey. Jack gli da un'occhiata e lo legge.]

Jack: Qualcosa mi dice che si tratta di un segno.

Dawson: Tu dici?

Jack: Bè, quale altra ragione potrebbe esserci per richiamare il rispettabile Dawson Leery in amministrazione? Nessuna.

[Nell'ufficio amministrativo - Joey sta aspettando l'arrivo della segretaria, quando Dawson entra nell'ufficio. Un ragazzo al telefono riattacca la cornetta e se ne va alquanto deluso.]

Dawson: Ciao. Che coincidenza.

Joey: Spero sia una bella coincidenza.

Segretaria: Non vedo l'ora che passi il mese d'aprile. I vostri genitori dovrebbero lasciare a voi l'onore di aprire la corrispondenza universitaria invece di torturarvi al telefono. (porge il telefono a Dawson e Joey) per avere la linea esterna digitate il 9.

Dawson: Bè, ci siamo. E' arrivato il nostro momento. Buona fortuna.

Joey: (annuisce) Anche a te.

[Alzano entrambi la cornetta e chiamano a casa.]

Dawson: Mamma. Ciao. Sì, ti ho chiamato per quello. Viene dalla N.Y.U. Film? Allora aprila.

Joey: Ciao Bessie. No, sono contenta che mia hai chiamato. Finalmente è arrivata. Bè, non credo di riuscire ad aspettare finché ritorno a casa. Ti dispiacerebbe leggerla per me?

Dawson: Mamma, puoi rileggere di nuovo? Non credo di aver capito.

Joey: (diventando man mano sempre più felice) No, non può essere. C'è scritto davvero così? O mio Dio. Si.

Dawson: (diventando man mano sempre più triste) No, ho capito. Sì. Sì, Ho capito. Va bene. Devo andare ora.

[Joey riattacca la cornetta con il sorriso sulle labbra. Dawson ha l'aria triste.]

[Sigla]

[Corridoio della scuola - Joey e Dawson sono appena usciti dall'ufficio dell'amministrazione e stanno camminando.]

Joey: Sicuro che non ci sia niente che posso fare per te?

Dawson: Joey, smettila. Sto bene.

Joey: Bè, se fosse successo a me invece che a te, so come mi sarei sentita.

Dawson: Saresti stata felice per me, come io lo sono per te.

[Arriva Pacey]

Pacey: Hey, cosa avete compagni? Ok, spero siano delle buone notizie.

Dawson: Sì, beh, lascio a Joey l'onore di darti la buona notizia. Io devo tornare in classe. (a Joey) Promettimi che festeggerai. (se ne va)

Pacey: Allora, qual è la buona notizia?

Joey: (triste) Beh, abbiamo chiamato a casa proprio ora, e mentre lui ha scoperto di non essere stato accettato alla N.Y.U., io ho scoperto di essere stata accettata alla Worthington.

Pacey: Worthington! (sollevandola in aria contento e facendola girare un paio di volte) Oh, sei stata presa! Ha ha ha! Congratulazioni, tesoro. E' una notizia fantastica. (Joey continua a mostrarsi triste) Oh, andiamo. Sii felice. L'hai sentito no? Non devi sentirti in colpa di niente.

Joey: Mi sembra tutto così surreale. Cose di questo tipo non mi succedono mai.

Pacey: Andiamo. (la prende per mano e la trascina giù per il corridoio)

Joey: Dove mi stai portando? Abbiamo ancora lezione.

Pacey: Bè, con tutto il rispetto per la lezione di storia del signor Ringler, ma oggi si parla di futuro, il tuo futuro. Ed ho il presentimento che finché non vedrai quella lettera coi tuoi occhi non ci crederai.

Joey: Pacey, non posso saltare la lezione.

Pacey: Oh, vuoi dirmi che non è più importante il college? Ma per favore.

[Sala video - Jack è seduto ad un tavolo sommerso di videocassette e opuscoli riguardanti varie università. Jen è in piedi e tiene una di queste videocassette in mano.]

Jack: No. No no no no. Non voglio rivedere quel video, Jen. Quelle immagini mosse mi fanno venire il mal di mare. Invece mi è piaciuto molto quello con quel bel professorino che raccontava la storia della Statua della Libertà.

Jen: Smettila di scherzare Jack, andiamo, sii serio. D'accordo. So che abbiamo ancora tante scuole da esaminare, e ancora tanto materiale da vedere, quindi… Okay. Perciò, che ne dici di fare il tutto con un pizzico di serietà?

Jen: Jen, non so nemmeno perché stiamo sprecando tutto questo tempo qui. Sappiamo già che c'è una sola scelta da fare, giusto? L'Università di New York. (Jen scuote la testa) Cosa? E' una scuola fantastica, e tu hai sempre detto che New York è l'unica città dove valga la pena di vivere. Quindi perché non scegliamo quella e basta?

Jen: Bè, cosa diresti se ti dicessi che… non mi sento più così sicura?

Jack: Ti direi… che hai bisogno di affrontare al più presto i tuoi problemi. (Jen chiude gli occhi e scuote la testa)

[B&B dei Potter - Bodie sta davanti al congelatore e sta elencando a Bessie le cose da comprare. Bessie cerca di prendere nota di tutto.]

Bodie: 8 chili di pollo, rosmarino fresco, miele, succo d'arancia-

Bessie: Bodie, rallenta. Vai troppo veloce.

[Arrivano Joey e Pacey]

Joey: Che state facendo?

Bessie: Jo, sono così fiera di te. (l'abbraccia) E anche mamma lo sarebbe.

Bodie: Posso abbracciare anch'io la futura collegiale?

[Joey lo raggiunge e lo abbraccia.]

Bessie: Hey, che ci fai a casa così presto?

Pacey: Beh, non riesce ancora a credere alla notizia. Quindi, non è che avreste una certa lettera a portata di mano?

Bodie: Vado subito a prenderla. (se ne va)

Joey: Allora, uh… abbiamo interrotto qualcosa?

Bessie: Ci stavamo solo preparando per il barbecue che faremo domani per festeggiare il primo Potter che andrà all'università. Credi che posso essere più felice di te?

Joey: (Pacey l'abbraccia da dietro) Non credo.

Bessie: Okay. Allora, chi vuoi invitare?

Joey: Fai davvero sul serio?

Bessie: Non accade mica tutti i giorni che un Potter venga accettato in una delle più prestigiose università del paese. O in una qualsiasi università.

[Bodie ritorna e porge a Joey la lettera. Joey rimane a guardarla commossa.]

Pacey: Allora, che stai aspettando?

Joey: Beh, Bessie me l'ha già letta. So già cosa c'è scritto. Ma non so perché sono così nervosa.

Pacey: Sei nervosa perché stai per leggerla tu.

Joey: [apre la lettera e si schiarisce la voce] "Gentile Signorina Josephine Potter…" "Congratulazioni. L'università di Worthington è lieta di comunicarle la sua ammissione per il prossimo semestre 2001." (Pacey stringe forte Joey e lei sorride felice.)

[A casa di Dawson - qualcuno suona il campanello, così Dawson, al piano superiore, scende le scale e prova a bloccare sua madre, (con una pancia veramente prominente!), che già si era alzata a fatica per andare a vedere chi è.]

Dawson: Vado io. Ho detto vado io! Non dovresti alzarti ogni volta che suonano alla porta viste le tue condizioni. Rilassati. Lavora a maglia. E smettila di guardarmi con quegli occhi tristi, come se mi fosse accaduta chissà quale disgrazia. E' solo una scuola.

Gail: (guardandolo con aria altamente compassionevole) Tesoro, vorrei tanto poter fare qualcosa per evitarti il dispiacere.

Dawson: Mamma, sto bene. Davvero. (Apre la porta; è Gretchen.)

Dawson: Ciao.

Gretchen: Ciao. (lo bacia, e solo dopo alcuni secondi nota la presenza di Gail, che intanto fa finta di guardare altrove.)

Gretchen: (imbarazzata) Hey, ciao Gail.

Gail: Ciao. Sono contenta che voi vi frequentiate. Ha bisogno di svagarsi-

Dawson: Dio mammas smettila. Mi stai uccidendo.

Gail: Okay. (ritorna in cucina.)

Gretchen: A me puoi dirlo, come ti senti? Sinceramente.

Dawson: (assicurandosi che Gail non stia sentendo) La verità? Da schifo. Mi sento un fallito. Voglio dire, se la N.Y.U non mi vuole, allora nemmeno la U.S.C. mi prenderà, e allora che fine farò?

Gretchen: Calma. No. Prima di tutto, la N.Y.U. non ha influenza sulla U.S.C. Ricordalo. Secondo, vorrei ricordarti che un cero Arthur Brooks non è andato all'università, preferendo imparare dalla vita.

Dawson: Vorresti dire che dovrei usare i soldi che mi ha lasciato per realizzare i miei film?

Gretchen: Perché no? In fondo, l'università non è la cosa più importante al mondo. (Dawson sorride) Che c'è?

Dawson: 10 minuti fa, mi sentivo completamente perduto. Voglio dire, Jack e Jen sono stati presi in quasi tutte le università dove hanno fatto domanda, Joey andrà alla Worthington, ed io volevo sprofondare. Ma poi qualcuno mi ha ricordato che il mondo ti offre mille possibilità. (si baciano.)

[Studio di Tom Frost - Jen si agita sul lettino e Tom la guarda.]

Jen: (sospira)

Tom: Eppure tu e quel lettino avete avuto sempre un buon rapporto. Cosa c'è che non va?

Jen: Ho un problema con Jack. Um… vedi, entrambi vogliamo andare nello stesso college o perlomeno nella stessa città, così da aiutarci a superare l'angoscia dei primi tempi.

Tom: Un vero e proprio piano. La tattica del sostegno va sempre bene, specie in territorio straniero.

Jen: E' questo il punto. Il problema non esisterebbe se andassimo dove dice lui.

Tom: Ovvero.

Jen: New York City.

Tom: Che ci riporta al tuo argomento preferito.

Jen: I miei genitori?

Tom: Secondo te Jen, perché torniamo sempre su questo discorso?

Jen: A me suona come una domanda di cui già sai la risposta.

Tom: Anche tu la sai.

Jen: Sai una cosa? Sei troppo impertinente oggi.

Tom: E' mercoledì. Sono sempre un po' impertinente di mercoledì. Di venerdì invece lo sono di meno.

Jen: Stai cercando di farmi ridere, vero?

Tom: Sto solo cercando di capire perché, quando parli dei tuoi genitori, non usi lo stesso pungente senso dell'umorismo che usi per tutti gli altri argomenti.

Jen: (con le lacrime agli occhi) Perché?

Tom: Perché forse così riusciremo ad avere delle risposte concrete. Quando è stata l'ultima volta che hai parlato con loro?

Jen: Mia madre mi ha raggiunta per il giorno del Ringraziamento… nel patetico tentativo di far resuscitare i nostri rapporti.

Tom: E tuo padre?

Jen: Non saprei. Um… non saprei. Um… mio Dio. Voglio dire, il fatto è che non ho mai parlato con lui. Ha sempre e solo… parlato agli altri, um… con gli altri o per gli altri.

Tom: Prova a ricordare, Jen.

Jen: E' ridicolo!

Tom: Fingi che non lo sia. Fallo per me.

Jen: Perché? Così che tu possa trarre le tue conclusioni da una ridicola conversazione che probabilmente a quei tempi non significò niente per me?

Tom: Forse a quell'epoca non significò niente per te, ma è ovvio che oggi sarebbe più rilevante.

Jen: Sai una cosa? Ho voglia di andarmene.

Tom: Davvero? Non vuoi restare per scoprire perché ti è tanto difficile parlarne?

[Fuori dal B&B - Joey e Pacey stanno scaricando la spesa dal camioncino. Joey tiene in mano una busta, mentre Pacey sta lottando con due grosse buste di carbonella per il barbecue.]

Pacey: Sai, Bodie deve smetterla di comprare i pacchi famiglia. Gli invitati saranno 11, mentre noi abbiamo così tanta carbonella che ci basterà fino al Primo Maggio.
Joey: Vuoi che ti aiuti?

Pacey: Così da mettere a repentaglio la mia fama di super eroe pasticcione? No grazie.

Joey: Pace… ascolta. So che non abbiamo ancora parlato di noi. E' che sto ancora cercando di abituarmi all'idea del college. Sai, mi… mi sembra quasi un sogno.

Pacey: Lo so. E' la stessa cosa che dico a me stesso quando ti guardo.

Joey: Ci risiamo. Cambi sempre discorso.

Pacey: Joey, non è di questo che dobbiamo parlare oggi, quindi non parleremo di cose brutte proprio oggi che dobbiamo festeggiare la realizzazione di quel sogno meraviglioso per il quale hai lavorato così duramente. Okay. Vado in garage a prendere un carrello prima che mi vengai un'ernia. Quindi, ci vediamo dentro.

[All'interno del B&B - Joey entra con la busta della spesa e della posta. Vede una lettera proveniente dalla tesoreria dell'università di Worthington, e la apre.]

Bessie: Siete tornati. Pare che verranno tutti alla festa. (Joey rimane a fissare delusa la lettera) Jo, qualcosa non va?

Joey: Ho ottenuto l'aiuto finanziario.

Bessie: E coprirà tutte le spese?

Joey: Non saprei. Qui dice che la Worthington sarà felice di accogliermi quando i miei genitori sborseranno quindicimila dollari.

Bessie: (afferrando la lettera) quindicimila?! Ci deve essere un errore. Noi non abbiamo tutti quei soldi.

Joey: (con le lacrime agli occhi) Lo so. Era troppo bello per essere vero. E questo è il modo che l'universo ha per dirmi, "Joey Potter, datti una calmata. Tanto non arriverai da nessuna parte."

[Tesoreria del college di Worthington - Joey e Bessie stanno parlando con la responsabile.]

Joey: Quindi, sta cercando di dirci che saremo penalizzate poiché la nostra attività lavorativa sta dando dei frutti. Se non fosse così, allora potreste prestarci più soldi.

Responsabile: Sfortunatamente, è così.

Joey: Abbiamo ottenuto un piccolo profitto, non abbiamo mica vinto alla lotteria.

Responsabile: Ma il vostro rendimento è migliorato di molto rispetto al 1999.

Joey: Sì, ma abbiamo anche più debiti rispetto al 1999. Voglio dire, ci vogliono molti soldi per mandare avanti un B&B. Come fate a dire che possiamo sborsare ben quindicimila dollari? Con un solo anno di profitti?

Responsabile: Il sistema alle volte è ingiusto, Joey.

Joey: Tutto questo è incredibile. Io… avrei dovuto fare domanda anche ad altre università, ma ormai è troppo tardi.

Responsabile: Ascolta, so che ne abbiamo già parlato, Joey, ma, ci sono sempre i prestiti universitari. Molte persone al giorno d'oggi chiedono in prestito i soldi per pagarsi l'università.

Joey: No, non voglio laurearmi e avere ancora 60 mila dollari da pagare. Non voglio iniziare la mia nuova vita così. Non lo farò. Non avrebbe senso. E poi ci saranno molte altre università che mi contatteranno.

Bessie: Ma questa era il tuo sogno, Joey.

Joey: Bessie… a volte i sogni non diventano realtà. Ci scusi per il disturbo.

[Fuori dal B&B - Joey e Bessie arrivano a bordo del loro camioncino e vedono Dawson intento a scaricare delle cose dalla sua Jeep.]

Bessie: Il barbecue? E' l'ultima cosa di cui hai bisogno ora. Rimanderò tutti a casa.

Joey: (il viso bagnato dalle lacrime) No. Ascolta, non rimanderai a casa proprio nessuno.

Bessie: Jo-

Joey: …e non dirai niente a nessuno di questa faccenda. Dico sul serio. Non una parola. (escono dal camioncino)

Dawson: Ciao forestiera. Cominciavo a pensare che non ti saresti nemmeno presentata. (le mostra una torta con su scritto 'Congratulazioni')

Joey: Sfortunatamente no.

Dawson: Huh?

Bessie: Ciao Dawson.

Dawson: Ciao Bessie.

Bessie: Ci penso io a portarla in casa, tanto è che li che sto andando. (gli prende la torta dalle mani)

Dawson: Oh, grazie.

Joey: Allora, dove sono tutti?

Dawson: Sono sul retro. Anche Gretchen è stata coinvolta nella questione di New York, ed anche io ne sarei stato coinvolto, se solo New York non avesse deciso di non voler avere niente a che fare con me… (Joey non reagisce) Joey, il mio è stato umorismo autodistruttivo. Ci risiamo…

Joey: Che vuoi dire?

Dawson: Ti stai comportando stranamente. Non vedo il motivo per cui tu debba essere triste anche oggi.

Joey: Lo so.

Dawsom: Come è andata con la signora Watson? Pacey mi ha detto che c'è stato un problema.

Joey: Oh, niente di grave. E' tutto… tutto risolto. Adesso, credo che andrò dentro per dare una mano a Bessie, e poi raggiungerò gli altri sul retro.

Dawson: Va bene. (la guarda andarsene ma non è molto convinto che Joey gli abbia detto la verità.)

[All'interno del B&B - Pacey entra in cucina e vede Joey, così si avvicina a lei.]

Pacey: Ciao… come è andata? (si avvicina a lei per darle un bacio ma Joey si ritrae, e Pacey nota la sua aria triste) Oh, non molto bene, vero?

Joey: Bessie non ti ha detto niente riguardo all'ironia della sorte? Questo posto ci fa guadagnare troppo, ed io sono fregata.

Pacey: Ma, è ridicolo. Ci deve pur essere un modo per rimediare a questa situazione.

Joey: Non posso fare niente. Tranne che uscire fuori a festeggiare la realizzazione di quel sogno meraviglioso per il quale ho lavorato così duramente.

Pacey: Hey, ragioniamo un attimo Jo.

Joey: E perché? Pacey, non c'è niente che tu possa fare o dire per cambiare questa situazione. E' così è basta. Nessuno può farci niente.

Pacey: E adesso, che cosa dirai alle persone la fuori?

Joey: Niente. Ascolta, nessuno dovrà sentirsi in pena per me, Okay?

[Fuori dal B&B - Jack, Jen, Dawson e Gretchen sono seduti ad un tavolo da picnic.]

Jack: Ci sono sempre i mezzi pubblici, andiamo! Dovete ammettere che sono un grosso vantaggio.

Jen: Si, peccato che tu non sappia quanto sia scomodo viaggiare in metropolitana.

Gretchen: Io odio New York.

Dawson: Ah, la mia ragazza è davvero sincera.

(Joey li raggiunge e viene subito notata da Jen)
Jack: Ciao! L'ospite d'onore è arrivata. Bevi qualcosa?

Jen: Okay, io propongo un brindisi. A Joey Potter, possa la Worthington essere davvero fiera di te.

Dawson: Cincin.

Jack: Sei arrivata appena in tempo per unirti al dibattito.

Joey: Oh, no no. Non voglio immischiarmi.

Gretchen: E' quello che avevo detto anch'io. (vede Pacey avvicinarsi al barbecue con aria triste) Um… vado ad aiutare Pacey. Non vorrei che ci serva carne cruda proprio oggi.

Dawson: Okay. (Gretchen se ne va e raggiunge Pacey)

Jen: (rivolta a Joey) Diglielo anche tu che New York fa schifo.

Jack: No, aspetta. Non puoi dirmi che New York fa schifo. Non dopo che mi hai decantato i suoi splendori per due anni.

Jen: Bè, ma se ora ti dico che fa schifo, perché non dovresti credermi? Sai, sei diventato davvero insensibile da quando hai saputo che ti hanno accettato al college.

Jack: Insensibile verso chi?

Jen: Verso me e i miei… i miei… sentimenti.

Jack I tuoi sentimenti? (rivolto agli altri commensali) Anche voi la pensate così?

Jen: Vedi, è proprio questo quello che intendo - ti stai prendendo gioco di me davanti agli altri. Non lo avevi mai fatto prima.

Jack: Si, bè, perché tu non ti eri mai comportata da lunatica prima d'ora.

Jen: La lunatica va a prendere un hamburger.

Jack: Tu non hai mai mangiato hamburger.

Jen: Ho detto che vado a prendere un hamburger, non a mangiarlo. (se ne va infuriata)

[Al barbeque - Pacey sta grigliando degli hamburger quando viene raggiunto da Gretchen.]

Gretchen: Qualcosa non va? Con tutto questo parlare di college, pensavo che ti sentissi…

Pacey: Cotto a puntino? Non preoccuparti. Sono consapevole dei rischi che si possono correre cuocendo hamburger.

Gretchen: Non me la dici tutta, Pacey.

Pacey: Di che parli?

Gretchen: Lo vedo che sei triste. Ascolta, So che sei felice per lei, ma ciò ti fa pensare al tuo futuro, giusto?

Pacey: Bè, no. Mi fa pensare al suo futuro. Non dobbiamo nemmeno pensarci al mio futuro, perché tanto non ho un futuro.

Gretchen: Sei l'unico che crede questo Pacey, e se continuerai a ripeterlo, ti succederà davvero. Ti fermi mai a pensare a cosa farai? Voglio dire, cosa vuoi per il futuro?

Pacey: Tu che vuoi per il futuro?

Gretchen: Mi dispiace, ma come sorella maggiore, ho il diritto assoluto di giocarmi la carta del 'Te l'ho chiesto prima io'.

Pacey: Hey, ascolta. Prometti che non dirai a nessuno quello sto per dirti?

Gretchen: Si, certo. Di che si tratta?

Pacey: Joey non andrà a Worthington. Le hanno negato l'aiuto finanziario. Ma è troppo orgogliosa per dirlo a tutti.

Gretchen: E' terribile.

Pacey: Si. Ma questo non è tutto.

Gretchen: Che altro c'è?

Pacey: Sono contento che non ci vada.

[Sul pontile fuori dal B&B - Jen è seduta la quando Jack la raggiunge.]

Jack: (sospira e si siede dietro di lei) Okay. Vuoi dirmi cosa c'è sotto? Perché non credo che si tratti solo della mia presunta mancanza di sensibilità.

Jen: (sospira) Ti ricordi quando sei venuto ad abitare con me e la nonna, perché non ce la facevi più a vivere a casa tua dove non ti sentivi più bene?

Jack: Si.

Jen: Beh, io provo lo stesso nei confronti di New York.

Jack: So che hai dei problemi con i tuoi genitori, Jen, ma non devi mica vivere con loro. Non è un buon motivo per non partire.

Jen: Uhh. Non so. Vorrei spiegartelo, ma… non ha senso. Ho paura… di tornare a New York.

Jack: Pensavo che ne avessi già parlato con Frost.

Jen: Si, lui ci ha provato. Ma io mi sono limitata a cambiare discorso.

Jack: Bè, sei in terapia, Jen. Non puoi cambiare discorso solo perché non vuoi affrontare un problema.

Jen: Allora posso cambiarlo con te? Per favore?

Jack: Se non vuoi andare a New York, non ci andremo.

Jen: Jack…

Jack: No, la cosa più importante per me è che andiamo nella stessa scuola. Ascolta, anche se il tuo dolore è molto grande, non impedirti di andare a New York. Non farti sopraffare dal dolore. Quindi ora, da brava bambina psicologicamente disturbata, torna dal tuo terapista, e discutine con lui.

Jen: Lo vedi? Sei un'insensibile.

Jack: (sdraiandosi di lato cosicchè Jen si possa appoggiare indietro sul suo petto) Oh, andiamo, stavo solo scherzando! (ridono e si abbracciano teneramente)

[Al tavolo da picnic - Joey, Dawson, Pacey, Andie, Bodie e Bessie sono seduti al tavolo quando Mitch e Gail li raggiungono.]

Dawson: Ciao, siete arrivati. Che succede?

Mitch: Joey, congratulazioni.

Gail: Tesoro, siamo molto felici per te.

Joey: Grazie.

Gail: (rivolta a Dawson) E anche per te. Credo che stessi aspettando questa. (gli porge una grande busta proveniente dalla U.S.C.)

Dawson: E' arrivata. E' arrivata davvero.

Gretchen: Che aspetti ad aprirla?

Dawson: Si. E'… (ride nervosamente) E'… è molto grande. Il che mi da qualche speranza in più, non credete? (la apre e sorride felice.)

Dawson: Mi hanno preso. (ride) Mi hanno preso!

Gretchen: Congratulazioni.

Dawson: Non ci posso credere!

Gretchen: E' quello che hai sempre voluto.

Gail: Vieni qui.

Dawson: Ohh!

Mitch: Siamo molto fieri di te, figliolo. (Joey si alza e se ne va)

Pacey: (Alzandosi in piedi e stringendo la mano a Dawson) Congratulazioni, Dawson. Sono felice per te, amico.

Dawson: Dov'è andata Joey? (tutti si guardano intorno confusi)

[Nel B&B - Joey sta piangendo seduta su una sedia, quando Dawson la raggiunge.]

Dawson: Ti senti bene?

Joey: (asciugandosi gli occhi) Oh, si. Um… congratulazioni.

Dawson: Congratulazioni? Jo, sei a pezzi.

Joey: Non è niente. Sto bene.

Dawson: Jo, qualche sia il problema, a me puoi dirlo.

Joey: Dawson, siamo qui per festeggiare. Sei stato accettato alla U.S.C. Hai ottenuto quello che volevi.

Dawson: E' vero, e Worthington è sempre stato il TUO sogno, quindi perché non mi dici cosa c'è che non va? Non ti hanno presa forse? Sei ancora in lista d'attesa?

Joey: Non mi hanno dato i soldi. O almeno, non me ne danno abbastanza. Ho ottenuto l'aiuto economico, ma malgrado i miei voti e la mia condotta, mi ci vogliono ancora 15 mila dollari.

Dawson: 15 mila?

Joey: Credono che Bessie abbia tutti questi soldi, ma non li ha, quindi…

Dawson: Joey, deve pur esserci una soluzione. E' solo un problema di soldi. Non può impedirti di realizzare quello per cui hai lavorato così duramente.

Joey: Lo dici come se ci fosse davvero una soluzione.

Dawson: Deve esserci.

Joey: Non c'è. Ho fatto molte ricerche a riguardo ancor prima di fare domanda, e ottenere l'aiuto economico era importante tanto quanto essere accettata da quel college. Non era destino. Tutto qui.

[Dawson rimane a guardarla in silenzio per un momento, poi accenna un sorriso]
Dawson: Worthington è il tuo sogno, giusto?

Joey: Ormai quel sogno non ha più importanza, Dawson.

Dawson: Si o no?

Joey: (pausa) Si.

Dawson: Allora ti darò i soldi che mi ha lasciato il signor Brooks.

Joey: Dawson, sei impazzito per caso? Non posso-

Dawson: Allora solo quelli che ti serviranno per pagarti l'università. So che può sembrarti folle-

Joey: E' più che folle. Voglio dire, è gentile da parte tua, ma il signor Brooks ti ha dato quei soldi per un motivo.

Dawson: Si, me li ha dati per farci qualcosa di grandioso, e darli a te equivarrebbe a questo.

Joey: Io-

Dawson (ride) Ascolta, so che stai per dirmi di no, e mi sta bene, ma non dirlo ora, pensaci un po' sopra prima. Joey, stiamo parlando del tuo futuro. Prenditi un giorno, o di più, prenditi tutto il tempo che vuoi, ma promettimi che ci penserai. (Si volta ed esce dalla stanza. Joey abbassa lo sguardo e sospira)

[Camera da letto di Dawson - Joey entra nella sua stanza ma Dawson non c'è. Allora si guarda intorno, osservando le foto appese al muro: in una ci sono Jack, Jen e Andie, in un'altra lei e Pacey. Arriva Dawson.]

Dawson: Mancano delle foto di noi due. Dovremmo scattarne alcune.

Joey: (sorride) Sì. Ci ho pensato Dawson. Davvero.

Dawson: E cosa hai deciso?

Joey: Non sarei mai in grado di restituirteli.

Dawson: Ma non devi.

Joey: Dawson, devo. E non posso prendere in prestito da te tutti quei soldi. Voglio dire, anche se fossero stati centinaia invece di migliaia, ho paura che questo possa-

Dawson: Rovinare la nostra amicizia?

Joey: (annuisce) Sì.

Dawson: Joey, se la nostra amicizia ha resistito malgrado gli avvenimenti della scorsa estate, allora può resistere a tutto.

Joey: Non a questo. Non posso farlo. (fa per andarsene)

Dawson: (sospira) Joey, fermati. Aspetta. So quanto significhi per te andare a quell'università. E non voglio che getti via questa opportunità.

Joey: Dawson, sono troppi soldi. Riesci a capirlo?

Dawson: No. Non ci riesco - non riesco a capire perché non mi permetti di aiutarti, Jo. Voglio dire, forse sarà da stupidi, ma ci siamo sempre aiutati in passato.

Joey: Ora è diverso.

Dawson: Come? Joey, ti ho - ti ho vista soffrire per la maggior parte della tua vita. Voglio dire, anche prima che tua mamma si ammalasse e tuo padre…

Joey: Non farmi questo. Non sentirti in pena per me, Dawson.

Dawson: No Jo non si tratta di questo. Ogni volta che ti ho vista soffrire non sono mai stato in grado di aiutarti. Ma in questo caso posso farlo. Basta solo che tu mi dica di si.

Joey: Non posso. Perciò…

Dawson: Non vuoi nemmeno pensarci?

Joey: L'ho fatto. Ora vorrei solo ringraziarti e andarmene. (Dawson agita le braccia confuso)

[Ufficio di Tom Frost - Jen e Tom si stanno preparando per una nuova seduta.]

Tom: Molte persone non lo sanno Jen, ma una terapia completa deve comprendere solo un minimo di quattro sedute la settimana. Allora, di cosa mi vuoi parlare?

Jen: Um, mi sento pronta per parlare di mio padre e, um, dell'ultima volta che l'ho visto. So che ti sembrerà da stupidi, ma… non riesco a ricordare l'ultima conversazione che ho avuto con lui. E non so perché, so solo che mi viene voglia di piangere.

Tom: So che non è facile, ma l'unica cosa da fare è continuare a parlarne.

Jen: Ma se non riesco nemmeno a ricordare quando è stato, come faccio a parlarne?

Tom: Arriviamoci un passo alla volta. C'era qualcuno li con te che può dirti cosa vi siete detti?

Jen: Tipo mia madre? (scuote la testa)

Tom: Sì. O il tuo vecchio ragazzo. Mmm.. dovresti passare un po' di tempo con questa persona, così che possa aiutarti a riempire i vuoti della tua mente. (Jen sospira)

[A casa di Pacey e Gretchen - Pacey va ad aprire la porta: è Dawson.]

Pacey: Ciao Dawson. Gretchen è appena uscita.

Dawson: Veramente, è con te che vorrei parlare.

Pacey: Okay.

Dawson: Joey te lo ha raccontato? Dei soldi?

Pacey: Sì.

Dawson: E cosa ne pensi?

Pacey: Penso che 15 mila dollari siano troppi per essere dati così, senza nulla in cambio.

Dawson: Lei merita di andare a Worthington, Pace. E tu lo sai meglio di chiunque altro. Lo merita più di…
Pacey: Di chi? Di me?

Dawson: Non ho detto questo, non mi fraintendere. (si siede accanto a Pacey) Pace… si è impegnata per farsi accettare dalla Worthington fin dal primo giorno delle superiori… ha lottato contro i pregiudizi, contro gente che la snobbava solo per via di suo padre, e ce l'ha fatta. Voglio dire, ha vinto i pregiudizi. E' stata presa. Ed io non ce la faccio a stare li senza far niente mentre lei si strugge per uno stupido problema di soldi. E credo che nemmeno tu ce la faccia. Non riesci a immaginare la felicità che ciò le porterebbe?

Pacey: No, non ci riesco.

[Yacht Club Marina di Capeside - Drue sta lavorando sul molo quando Jen, che lo stava cercando, lo raggiunge.]

Jen: Eccoti qui.

Drue: A cosa devo il dispiacere?

Jen: Ho bisogno di parlarti, signor capitano. Perciò vieni qui. (lo trascina via dalla barca su cui stava lavorando)

Drue: Bè, non credo si tratti di un invito ai vecchi tempi, poiché ci siamo parlati a malapena in questi mesi, cosa che tra l'altro ha ferito non poco il mio orgoglio.

Jen: Dio, mi stai rendendo le cose ancora più difficili. Non riesco a credere che siamo stati davvero amici un tempo.

Drue: Bè, vedi, siamo stati amici perché un tempo eravamo molto simili. Entrambi avevamo un forte desiderio di scacciare via i brutti pensieri.

Jen: Bella mossa. Ascolta, devo farti una domanda, e almeno una volta nella tua vita, vorrei che mi prendessi seriamente.

Drue: Sì. Cercherò di farlo.

Jen: Cosa è successo durante quell'ultima sera che passammo insieme a New York?

Drue: Ha ha! Non te lo ricordi? Niente di niente?

Jen: Altrimenti non sarei venuta qui.

Drue: Hmm. Bè, mi invitasti a uscire perché i tuoi pessimi genitori volevano spedirti qui. Ci incontrammo a casa mia, dove svuotammo l'intero armadietto dei liquori. Poi siamo andati in Washington Square Park e li abbiamo fatto rifornimento di roba buona. Poi siamo tornati nel tuo lussuoso appartamento. E poi, se ricordo bene, ce la spassammo sul tuo divano, poi però sentimmo la porta aprirsi, così ci nascondemmo in camera tua, dove approfittasti di me. Devo dire che fu fantastico. Specie quando tua madre ci raggiunse e si unì a noi.

Jen: Mi fai schifo, lo sai questo? Perché mi stai facendo questo?

Drue: Perché sei venuta qui? Il passato è passato, Lindley. Non rivangarlo.

Jen: Beh, lo vorrei, va bene? Ma non posso. Ho solo bisogno di sapere cosa successe. Mi daresti una mano per favore?

Drue: Sai una cosa? Ho ancora molto lavoro da sbrigare.

Jen: (sospira) Sai, credevo che almeno una volta nella tua vita saresti stato in grado di aiutarmi. Ma a quanto pare mi sbagliavo.

[Fuori dal B&B - Joey è rannicchiata su una sedia, lo sguardo lontano, all'orizzonte, quando Pacey la raggiunge e si unisce a lei.]

Pacey: Potrei vendermi un rene.

Joey: Non è uno scherzo, Pacey.

Pacey: (sospira) Lo so.

Joey: Stavo pensando che, uh, vedi, potrei passare qui un altro anno, e poi, chi lo sa, potrei dichiararmi indipendente finanziariamente e fare domanda di nuovo.

Pacey: No, non passerai qui un altro anno.

Joey: Si tratterebbe di un solo anno.

Pacey: No, non è così. Specie in una città come questa. Le settimane diventerebbero mesi. I mesi anni. Gli anni decenni. E presto ti accorgerai di aver vissuto qui per tutta la tua intera vita. Ma a te non succederà Joey. Tu non vuoi che succeda questo. E nemmeno io. E nemmeno Dawson se è per questo. Tu cosa vuoi veramente?

[Fuori dalla casa di Jen - Jen va ad aprire la porta e vi trova Drue.]

Drue: Posso entrare?

Jen: No. (è lei ad uscire in veranda)

Drue: Sai, non mi stai rendendo affatto le cose facili. Sono venuto solo per scusarmi e per raccontarti la verità, okay? La verità su cosa accadde quella sera, visto che per te è così importante.

Jen: Ti ascolto.

Drue: La verità è che, quel giorno ti eri sballata al massimo, e quando sei venuta a prendermi per portarmi a casa tua, rimasi scioccato. Voglio dire, malgrado quello che era successo tra te e Billy e il fatto che i tuoi genitori vi avevano beccati a letto insieme a casa tua, tu mi portasti comunque la. Così ci sedemmo sul divano, dove a disagio aspettavi che facessi il primo passo. (con aria vagamente imbarazzata) Sapevi che ero attratto da te, ma, uh, a quanto pare i sentimenti non erano ricambiati. A parte questo, quella sera non ci spingemmo molto in là poiché i tuoi genitori tornarono a casa e ci beccarono.

Jen: Cosa fece mio padre?

Drue: Tuo padre… era a dir poco furioso. Avete cominciato a litigare. Lui ti chiamò puttana. E tu ipocrita. E proprio quando la cosa si stava facendo interessante, mi cacciò fuori a calci.

Jen: Quindi accadde questo. Ti ricordi degli altri motivi per cui stavamo litigando?

Drue: No. Ma ricordo quando hai messo subito in chiaro che quello che era successo fra di noi non aveva significato niente per te, quella sera.

Jen: (rendendosene conto) Ti usavo per far infuriare mio padre, vero? (sospira) Oh mio Dio. Ecco perché non ne volevi parlare.

Drue: (sospira) Non ti preoccupare. Ho solo creduto che fossi lesbica o giù di li.

Jen: (ride) Magari lo fossi stata. (tornando seria)  Drue, mi dispiace davvero per averti usato.

Drue: (annuendo) Scuse accettate.

[Camera da letto di Dawson - Dawson è davanti al suo computer, e non vede Joey ferma davanti la porta a guardarlo.]

Dawson: (quando si accorge di lei) Da quand'è che stai li a guardarmi?

Joey: Non molto.

Dawson (sospira) Dallo sguardo che hai, deduco che neanche Pacey ti abbia convinta.

Joey: Dawson, devo dirti una cosa, ma non so se ci riuscirò. (Dawson si alza e la raggiunge) No, per favore… non rendermi le cose più difficili.

Dawson: Ma di cosa stai parlando?

Joey: Devo dirti la verità. Quella sera quando ci siamo incontrati di fronte al cinema, anch'io stavo cercando di schiarirmi le idee, e quando mi hai fatto quella domanda molto personale, avevi visto giusto. Sono andata a letto con Pacey durante la gita. (lo sguardo di Dawson è sia stupito che deluso che perplesso) Avrei voluto dirti la verità già da prima, ma dopo tutto lo sforzo che avevamo fatto per ritornare amici, voglio dire… ora pare che le cose siano tornate alla normalità fra noi. (Dawson intanto si allontana da lei appoggiandosi al bordo della scrivania) Anzi, molto meglio di quello che avrei mai immaginato. Perciò quando mi hai fatto quella domanda… non so. Ho pensato che non avresti capito.

Dawson: Perché non mi hai dato la possibilità di capire?

Joey: So che avrei dovuto dirti la verità quella sera, Dawson. So che ho sbagliato a farti credere che niente era cambiato, che…

Dawson: …che ero ancora la persona più importante nella tua vita.

Joey: Posso solamente dirti che non era mia intenzione ferirti.

Dawson: Heh.

Joey: E' meglio che me ne vada. (Se ne va e Dawson rimane a guardarla andarsene.)

[Studio di Tom Frost - Jen è seduta sul lettino e sta parlando con lui.]

Jen: Voglio dire, dopo tutti i miei sforzi, le ricerche e le lacrime, tutto quello che so è che l'ultima volta che ho visto mio padre, abbiamo avuto una brutta litigata. Il che, visti i nostri rapporti, è più che plausibile, eppure ancora continuo a non ricordare il motivo della nostra discussione. Voglio dire, sarà successo solo perché ho saputo che mi avrebbero mandata qui a Capeside?

Tom: Non sei ancora pronta per scoprirlo. Quando lo sarai, tutto ti sarà più chiaro.

Jen: Sei davvero saggio oggi.

Tom: Per queste cose ci vuole tempo, Jen.

Jen: Cosa accadrà quando ricorderò il motivo? SE me lo ricorderò. Cosa credi che accadrà? Suppongo che avrò una ragione in più per odiare i miei genitori.

Tom: Pensi di essere qui solo per mettere insieme dei motivi per odiare i tuoi genitori?

Jen: No.

Tom: Quindi?

Jen: Sono qui per smettere di odiarli?

Tom: Oh, questo non lo so.

Jen: Doc, aspetta un attimo. Sei tu il dottore qui.

Tom: Sei qui per smetterla di odiare te stessa. Vedi, quando si agisce come hai fatto tu alla tua età, quando si fa sesso nel letto dei propri genitori a 12 anni, quando si abusa di alcool e droghe ancor prima dei 18, si, si fa perché non ci si sente amati. Si, lo stai facendo perché qualcuno ti ha privato dell'adolescenza e non riesci a mandarlo giù. Ma il motivo per cui hai fatto quello che hai fatto, il motivo per cui ti sei auto distrutta è perché dai la colpa a tuo padre per quello che è successo. E a te stessa. Ecco perché non vuoi ricordare. E finché non lo farai, continuerai a ripetere a te stessa che quello che è successo è colpa tua, e continuerai a distruggerti, e continuerai a privarti del periodo più bello della tua vita, finché ti colpevolizzerai. E' questo il tuo errore, Jennifer. Perché sei una giovane donna bellissima e innocente che merita di brillare a questo mondo come la più luminosa delle stelle. Ed io sono qui per aiutarti a capirlo.

Jen: (con le lacrime agli occhi) Questo significa che posso continuare a venire quattro volte la settimana?

[Tom ridacchia insieme a lei
]

[Fuori la casa di Pacey e Gretchen - Pacey è seduto nella veranda a riflettere, quando Joey arriva a bordo del suo camioncino e lo raggiunge.]

Pacey: Allora, andrai a Worthington?

Joey: No.

Pacey: Allora perché sei andata da Dawson?

Joey: Per dirgli una cosa che avrei dovuto dirgli già da tempo, Pacey.

Pacey: Una cosa che riguarda noi? Noi e il sesso?

Joey: Non so perché ho mentito, Pace, ma l'ho fatto.

Pacey: E' tutto apposto. La cosa più importante è che tu gli abbia detto la verità. E visto che oggi è la giornata delle ammissioni, c'è una cosa che mi sento in dovere di dirti.

Joey: Cosa?

Pacey: Beh, allo stesso modo in cui sono stato felice per te quando mi hai detto che ti avevano presa alla Worthington… lo sono stato quando mi hai detto che non ci andavi più. E non centra niente il fatto che io non voglia che tu sia libera di realizzare i tuoi sogni, perché sai che non è così. E' solo che per la prima volta, sono - sono stato felice di non essere stato io la causa che ti ha impedito di andarci.

Pacey: Pacey, tu non mi hai mai impedito di fare niente. Devi smetterla di pensarla così.

Pacey: Sai una cosa? Smetterò di pensarla così solo quando mi farai una promessa, ovvero che il giorno in cui, e premetto che potrebbe arrivare molto prima di quanto entrambi possiamo pensare, ti accorgerai che ti sto impedendo di fare qualcosa… ti sbarazzerai di me, ok?

Joey: Pacey. Promettilo tu. Perché io non lo farò. Mi stai chiedendo di promettere di lasciarti. Ed io non posso farlo. (poggia la testa sulla sua spalla.)

[A casa di Jen - Jen e Jack sono seduti sul pavimento e stanno fissando un pesce rosso nella sua boccia sul tavolo.]

Jack: Posso sapere cosa stiamo facendo?

Jen: Te l'ho detto. Un esercizio per la memoria.

Jack: E perché lo stiamo facendo?

Jen: Me l'ha suggerito il mio terapista. E' come una specie di ipnosi. Mi ha detto che fissare un pesce per una mezz'ora o anche di più, aiuta a ricordarsi le cose. Ed io spero che fissare questo pesce mi aiuterà a ricordare perché c'è l'ho così tanto con mio padre, e mi permetterà di perdonare sia lui che me stessa così che potremo andare a studiare a New York, visto che è quello che entrambi vogliamo.

Jack: Ora capisco. Non a caso, Jen, um… è proprio da quando hai cominciato ad andare dallo strizzacervelli che mi sono accorto che forse sei davvero pazza.

Jen: Jack, vuoi davvero andare a studiare a New York?

Jack: Sì.

Jen: Allora sta zitto e guarda il pesce.

[Al molo fuori dal B&B - Joey ritorna a casa e, camminando per il cortile, vede Dawson seduto sul molo, così decide di raggiungerlo.]

Joey: Dawson?

Dawson: Ciao.

Joey: Ciao.

Dawson: Bessie mi ha detto che potevo aspettarti qui. Spero non ti dispiaccia.
Joey: Bè, sono alquanto sorpresa, considerando…

Dawson: Credo che tu mi stia sottovalutando. Anzi, credo che ci stiamo sottovalutando entrambi. Quello che sto cercando di dirti, Joey, è che… riguardo a quello che mi hai detto quella sera di fronte al cinema, che sentivi che le cose stavano tornando alla normalità fra noi… beh, l'ho sentivo anch'io. E niente potrà mai cambiare questo-neanche quando dovremo allontanarci per andare all'università. O l'unirci alle persone che amiamo veramente-niente. E voglio che tu abbia questo. (le porge una busta con dentro un assegno.)

Joey: Dawson-

Dawson: Non so come sentirmi per il fatto che tu sia stata a letto con Pacey. Né so come mi sentirò domani o la prossima settimana o il prossimo anno se è per questo, ma sono assolutamente certo che darti questi soldi è la cosa più giusta da fare. Perché l'unica cosa certa che mi rimane siamo noi… e quello che significhiamo l'uno per l'altra. (Joey lo guarda e annuisce, cercando di non piangere) E credo che anche tu la pensi così, Joey.

Joey: (lo abbraccia forte sorridendo) Grazie.

Dawson: (abbracciato a Joey, chiude gli occhi e annusa il profumo dei suoi capelli, poi le dice mentre Joey osserva l'assegno) Gli anni che passerai alla Worthington saranno i migliori della tua vita. E dovrai raccontarmeli uno ad uno.

Traduzione eseguita da Maria Cristina Camusi
(più pochissimi ritocchi da parte mia)



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