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[Stazione sciistica - Jack e Jen si stanno incamminando verso il pullman con le loro valigie. Il signor Kasden è in piedi fuori dal pullman e sta facendo l'appello.] Jack: Allora, è tutto a posto? Jen: Assolutamente si. Jack: Fantastico. Jen: Secondo te che sarebbe successo se lo avessimo fatto? Se non avessi messo un freno a quei baci pericolosi? Pensa se fossi rimasta incinta. Avremmo dovuto lasciare la scuola per allevare il nostro bambino da soli. Jack: Bè, un giorno ci saremmo seduti accanto a lui spiegandogli che la mamma e il papà non riescono a fare l'amore a meno che il papà non pensi a Ryan Phillipe. Jen: Giusto. Non che io non possa pensare allo stesso, sai. (vede il signor Kasden e tenta di coprirsi la faccia con i capelli per non farsi riconoscere. Ma quando gli passa davanti lui la riconosce comunque, e guarda entrambi in cagnesco.) Signor Kasden: C'è ancora qualche altra regola che vorrebbe trasgredire prima di partire per il viaggio di ritorno? Jen: No signore. Allora, che genere di punizione ha in serbo per me? Signor Kasden: Io non la chiamerei punizione, Signorina Lindley. Piuttosto preferirei definirla come il brodo di pollo di cui la sua anima aveva disperatamente bisogno. Jen: Ma signore, erano solo delle bottigliette minuscole e… (Jack la afferra e la spinge dentro al bus) Cosa ho detto? Signor Kasden: (si rivolge a Drue che accorre verso il pullman ovviamente in ritardo e mezzo addormentato. La sera prima deve aver bevuto veramente troppo.) Non si smentisce mai, Signor Valentine. E mentre se la prende comoda noi siamo costretti a ritardare la partenza. Per caso stava dormendo in piedi quando ho detto che saremo partiti alle 6 e 30 in punto? Drue: E' probabile. Signor Kasden: Ma certo. Drue: Prima di tornare a Capeside, non potremmo fare una puntatina in un Autogrill, per favore? Signor Kasden: Sali, mascalzone. Dove sono Joey Potter e Pacey Witter? Di sicuro saranno da qualche parte a pomiciare. Drue: Poco ma sicuro. Signor Kasden: Già, e tocca a me andare a cercarli, cosa che non era in programma. (si allontana) Drue: (guarda all'interno del pullman e nota una coppietta che si sta baciando. Hanno entrambi i capelli castani ma solo un cieco come Drue poteva scambiarli per Pacey e Joey!) Signor Kasden? Signor Kasden: Si? Drue: (gli indica la coppietta che ha visto) Aveva proprio ragione. (il signor Kasden sorpreso torna indietro per vedere) (il signor Kasden spinge Drue da parte e sale sul pullman. Drue torna a guardare la coppietta e vede che hanno smesso di baciarsi e si sono seduti. E' chiaro che non sono Joey e Pacey, così ridacchia) Non è disgustoso? (sale sul pullman ma non si preoccupa di informare il signor Kasden che non si tratta di Pacey e Joey.) [Stazione sciistica - Nello chalet di Pacey e Joey. Vengono inquadrati dapprima i loro abiti sparsi sul pavimento, poi i piedi nudi di Pacey e Joey avvinghiati insieme e che spuntano fuori dalle lenzuola. Poi la telecamera sale e riprende i loro corpi: i due dormono ancora, accoccolati insieme. Poi Joey si stira, svegliandosi, e si volta verso Pacey. Pacey sospira e si sveglia. Lui le fa un ampio sorriso, e anche lei gli sorride timidamente. Poi Pacey si rannicchia più vicino a lei ma in quel momento il sorriso di Joey svanisce e l'espressione che le compare in faccia è quella tipica di una persona che si ricorda improvvisamente di qualcosa. Pacey lo nota ma lì per lì non capisce e si limita a guardarla e continua a sorridere. Le bacia una spalla. Sigla (finalmente senza Andie. Era ora!)] [Titolo: 'La notte scorsa'. Stazione sciistica. Pacey ha appena comprato dei biglietti dell'autobus e insieme a Joey si avvicina ad un distributore automatico.] Joey: A dire il vero avevo in mente qualcosa di più raffinato, Pace. Pacey: Hey, i biglietti dell'autobus costano, donna. E poi mi devi ancora pagare quella telefonata fuori programma che hai fatto a Gretchen, quindi che ne dici di caffè e crackers? (le porge un biglietto da un dollaro) Joey: Fantastico. (c'è una pausa imbarazzante) Pacey: Allora, (pausa) cosa dirai a Bessie? Joey: Dire cosa? Pacey: Vediamo se riesci a indovinare: della notte scorsa. Joey: E cosa dovrei dirle, Pace? E non te ne uscire con frasi del tipo 'ora sono diventata una donna', o giuro che ti vomito addosso. Pacey: Okay, va bene. Cosa dirai a Gretchen? Joey: Si, uh, 'Ciao Gretchen, mi dispiace ma abbiamo perso il pullman. A proposito, tuo fratello e io abbiamo fatto sesso la notte scorsa. Devo andare.' Andiamo, mi ci vedi davvero a parlare con tua sorella della tua virilità? (si incamminano vero il negozio di souvenir) Pacey: Okay, hai ragione. Ma supponiamo, ipoteticamente intendo, che tu vada a parlare con mia sorella della mia virilità fra le lenzuola. Cosa le diresti? Joey: Di che? Della tua virilità? Pacey: (vagamente imbarazzato) Sì, di quella. Joey: Sai, ogni volta che penso che tu sia diverso dagli altri, ecco che ti riveli tale e quale a tutti gli altri uomini. Pacey: Bè, non dovresti sottovalutare il fatto che a noi uomini piace sentir parlare della nostra abilità a letto. Vuoi un dolcetto? (lei lo prende e Pacey la trascina nel negozio di souvenir) [Nel negozio - Joey sta leggendo una rivista vicino ad uno scaffale. Pacey le si avvicina con le mani a pugno davanti a lei.] Pacey: Scegline uno. (Joey sceglie la sua mano destra. Pacey sorride) Prova con l'altra. (Joey ride e indica l'altra mano. Pacey apre la mano e le porge due cioccolatini a forma di cuore) So che non si tratta di uno scambio equo, capisci, la tua verginità in cambio di cioccolatini, ma ho pensato che ti avrebbe fatto piacere. Tanto per celebrare l'evento. Joey: Wow, se avessi saputo che avrei vinto qualcosa, ti avrei chiesto una macchina. (Pacey ride) Non una costosa, giusto per farci qualche giretto ogni tanto. Pacey: Ti va bene il carretto dei Witter? Joey: Il carretto dei Witter? Ti sembro una stracciona per caso? Pacey: No non lo sei. Joey: No? Pacey: (dolcemente) No. A dire il vero, non ti ho mai vista così bella come oggi. Joey: (sorride imbarazzata) Lo dici solo perché stamattina non mi sono potuta fare nemmeno la doccia. (si baciano) Pacey: Ooh, a quanto pare non hai potuto nemmeno lavarti i denti. Joey: (roteando gli occhi) Parli tu che hai un alito che uccide! Pacey: (ride) Oh, come mi piace. Joey: Cosa? Pacey: Questo. (la stringe fra le sue braccia) I nostri botta e risposta. La dolcezza unita al sarcasmo. Potrei andare avanti così per tutta la vita, capisci? Con te come mia irriverente compagna. Joey: (abbassa lo sguardo poi lo rialza, scherzosa) Ti sei mai fermato a pensare che forse sarai soltanto il primo di tanti, Pacey? Pacey: Oh. (si stringe nelle spalle) Bè, in tal caso mi accontenterò di essere stato il Neil Armstrong della situazione. (riprende a camminare. Joey lo guarda allontanarsi, sorridendo) [Stazione sciistica - Pacey e Joey si siedono su una divano. Probabilmente stanno aspettando l'autobus che deve arrivare a momenti. Accanto a loro, su un altro divano, notano una coppietta che sta pomiciando. Si guardano e ridacchiano.] Pacey: Di solito quando le coppie si danno al tipo di attività che abbiamo praticato noi la scorsa notte, la mattina dopo c'è sempre una sorta di scambio di vedute. Joey: (inarcando un sopracciglio) Che vuoi dire? Pacey: Un po' come succede nei dibattiti dopo la partita. Joey: Ho capito. Vuoi sapere se sei stato bravo. Pacey: Beh, preferirei di più sapere se a te è piaciuto. Joey: Ed ecco a voi Pacey Witter, il mio consulente personale. Pacey: Esatto. Joey: (si guarda le mani e sorride) E' stato bello. Pacey: (mastica una patatina e la guarda) Bello? Joey: Sì. Pacey: Tutto qui? Joey: Ti pare poco? Pacey: Bello va bene. Ma avrei preferito bellissimo, grandioso. O ancora meglio stupefacente oppure sublime. Joey: Ti chiedo scusa Pace, ma purtroppo ho lasciato il dizionario dei sinonimi a casa. Spero che non mi sgriderai per questo. Pacey: Non è questione di vocabolario… (ritorna a mangiare le sue patatine) Joey: Sai Pacey, forse quel "bello" significa già tanto per me. Forse bello è la sola cosa che una ragazza riesca a dire il mattino dopo la sua prima volta. Perché come tu già sai, non avevo mai fatto l'amore prima d'ora e quindi mi rimane difficile giudicare quest'esperienza grandiosa, stupefacente o sublime visto che non ho avuti altri rapporti alla quale paragonarla. Pacey: E' vero, ma le esperienze sessuali hanno sempre i loro capisaldi. Joey: Che vuoi dire? Pacey: Vedi, di solito quando si fa l'amore c'è una cosa che o si raggiunge o non si raggiunge… Joey: Mi stai chiedendo se ho avuto… Pacey: Sì! Joey: (rimane a bocca aperta) Potremmo evitare di parlarne per favore? Pacey: Perché? Joey: Perché non è importante. Pacey: Per te potrà anche non esserlo, ma per me sì. Joey: (socchiude gli occhi) Guarda che potrei farti anch'io la stessa domanda. Credi che solo tu possa sentirti insicuro? Hai la più pallida idea di come mi senta io questa mattina? Pacey: Non riesco a capire. Joey: Ma certo che no. Pacey: Beh, allora potresti illuminarmi non credi? Joey: Ti sei mai fermato a pensare che forse anch'io mi sto chiedendo se sono stata all'altezza? Se sono stata altrettanto brava come le altre due donne della tua vita con le quali avevi già avuto rapporti sessuali? Pacey: Non credevo che anche le ragazze si ponessero queste domande. Joey: Vediamo un po' se riesci a indovinare. Pacey: Ma Jo! Sei stata grandiosa! Joey: Grandiosa? Pacey: Si! Grandiosa! Che tra l'altro significa molto più di bello, lascia che te lo dica. Joey: Ma questo non vuol dire niente! Pacey: Jo, sei stata grandiosa! Fantastica! Ma come te lo devo dire? Avrei voluto correre fuori dalla camera e urlare al mondo la bellezza di ciò che avevo fatto e la persona con cui l'avevo fatto. Joey: Non l'avresti fatto sul serio, vero? Pacey: (ride) No… Joey: Meno male. Pacey: E perché? Joey: Perché è una cosa privata. E voglio tenermela per me. E non voglio che il mondo intero sappia della nostra vita sessuale. Pacey: Hmm, credo di aver capito. Non lo deve sapere il mondo intero, ma soprattutto Dawson. Joey: Vorrei evitarlo. Non voglio ferirlo ancora di più di quanto non ho già fatto. Pacey: Anch'io non voglio ferirlo, okay? Non voglio. Ma vorrei poter far sesso con la ragazza che adoro senza preoccuparmi delle ripercussioni che ciò avrà su di lui se ci scopre. Voglio chiederti una cosa, Jo. Che cosa gli diresti? Se lui fosse qui e te lo chiedesse, cosa gli diresti? Joey: (lo guarda con risolutezza) Sarei costretta a dirgli la verità. Pacey: Lo faresti davvero? Joey: Sì, certo. (c'è un momento di pausa, Pacey guarda Joey e sospira, poi torna a mangiare le patatine) Pacey: Vuoi sapere qual è la cosa divertente? Non mi hai ancora toccato. Joey: Cosa? Pacey: E' tutta la mattina che non mi tocchi. E io che credevo che il sesso avvicinasse le persone. (Joey, gli occhi lucidi, getta con rabbia il pacchetto dei biscotti sulle gambe di Pacey e se ne va. La coppietta che stava pomiciando si volta a guardarla e poi guarda Pacey con aria perplessa. Lui la insegue. Lei si siede su un altro divanetto fuori si sta asciugando le lacrime. Pacey la raggiunge e si siede accanto a lei.) Joey: Vuoi sapere perché è stato così bello per me, Pacey? Forse non ti ricorderai ma… quando tu… eri sopra di me e… mi hai spostato i capelli dalla fronte… è stato bello. Perché mi sono sentita al sicuro. Come se non importasse cosa sarebbe successo, tu eri lì con me e mi avresti protetta. Quando gli anni passeranno ed io ricorderò la mia prima volta, non ripenserò alla mia goffaggine o all'imbarazzo provato il mattino dopo e nemmeno se questa esperienza potesse essere definita grande sesso oppure no. Ma ripenserò a quanto sei stato dolce. E al modo in cui mi hai fatto scoprire un mondo nuovo. Pace, sono felice di aver fatto sesso. E sono felice di averlo fatto con te. (Pacey sorride, mentre lei si asciuga il viso con una mano) Ed ora vorrei… vorrei solo tornare a casa. Così potremmo rifarlo ancora. (si abbracciano e si baciano.) [Titolo: 'Il grande film' - Nella macchina di Mitch. Dawson sta guidando e Gretchen è seduta accanto a lui. Sono vestiti elegantemente poiché sono appena ritornati dal funerale. Si fermano proprio davanti la casa del defunto signor Brooks.] Gretchen: (baciando Dawson sulla guancia) Vedrai che tutto si aggiusterà. Te lo prometto. (esce dalla macchina e si avvicina a Dawson che sta scendendo) A proposito, cosa voleva la nonna? Dawson: Non lo so. Mi ha solo detto di incontrarci qui dopo il funerale, e che l'avrei trovata nel garage. (entra nel garage con Gretchen a braccetto. Questo è pieno di poster e di altri cimeli riguardanti il cinema. La nonna di Jen sta tenendo in mano una pistola, e sta puntando il muro.) Nonna di Jen: Una finta pistola di Arthur. Forse dovrei usarla per tenere in riga mia nipote. (la posa) Dawson: Non sapevo che possedesse tutta questa roba. Nonna di Jen: L'ha collezionata in tutti questi anni, sistemandola ordinatamente. Sapete, malgrado quello che dicesse, Arthur era dannatamente fiero di quello che aveva fatto nella vita. E' meraviglioso, non è vero? Dawson: Si, una vera rivelazione. Gretchen: E' davvero meraviglioso, signora Ryan. (riferendosi alle scatole) Che cosa ne facciamo di queste? Nonna di Jen: Arthur non vorrebbe che questa roba finisse nel dimenticatoio. Forse dovremmo regalarla a qualcuno. Tu che ne pensi, Dawson? Dawson: E a che scopo? Nessuno lo conosceva. Nonna di Jen: Bè, magari c'è qualcosa che preferiresti tenere per te. Qualcosa che ti ricordi di lui. (Dawson fa per dire qualcosa, ma poi corre via, Gretchen vuole seguirlo fuori, ma la signora Ryan la ferma) No cara, lascia che vada io. (lo trova nel cortile, vicino al fiume.) Mi dispiace, Dawson. So che non è affatto facile per te. Dawson: Non lo è ma non dovevo essere così scortese con lei. Mi scusi signora Ryan. Nonna di Jen: E' tutto a posto. Tutti prima o poi devono affrontare la morte. Alcuni piangono, altri pregano, alcuni sono arrabbiati col mondo intero. Non ti devi scusare. Dawson: Perché è voluta venire qui proprio oggi? E' stata una pazzia. Nessuno lo farebbe mai. Nonna di Jen: Dawson, io e te abbiamo perso un amico caro. E il dolore di questa perdita non passerà tanto facilmente. Passerà, ma lentamente e col tempo, e non possiamo farci niente. Sai, se c'è una cosa che ho imparato alla mia età, è l'importanza di non struggersi da questo tipo di dolore. Dawson: Non credo che sia questo il mio problema principale. Nonna di Jen: E quale allora? Dawson: Non lo so. Nonna di Jen: Pensavo che passare un po' di tempo con lui, attraverso le sue cose, ti avrebbe fatto bene. Quasi un modo per dirgli addio. E per riflettere. (Se ne va. Più tardi, Dawson rientra nel garage e trova Gretchen che sta rovistando fra la roba.) Gretchen: Un libro scritto da Arthur Brooks. Sembra la sceneggiatura di un film. Dawson: (prende il libro e lo apre) Hai proprio ragione Gretchen. C'è scritto 1949. Aveva la mi età quando l'ha scritto. Gretchen: (legge un passo dal libro) Sono molto arrabbiata con te, George. (si rivolge a Dawson, vuole che legga anche lui) Andiamo, è divertente. Dawson: (legge) E per cosa, cara? Gretchen: (legge) Perché sei un compagno davvero irritante. Dawson: (legge) Bè, c'è niente che possa fare per scusarmi? Gretchen: (legge) Gettati in quel lago. Dawson: (legge) Ma così mi rovino il vestito. Gretchen: (legge) Sarà proprio quella la tua punizione. Dawson: (legge) Vuoi punirmi perché amo una bella femmina come te? Gretchen: (legge) Questa si che è bella, pensavo che mi considerassi una signora. Dawson: (legge) No cara, tu sei una bella femmina. Una femmina con la F maiuscola. Gretchen: (lo bacia e poi si separa da lui) Scusa, era scritto nel copione. Dawson: Ed io che credevo che stessi improvvisando. Gretchen: Com'è dolce questa storia. E doveva esserlo anche Arthur. Dawson: Infatti lo era. Prima che si arrendesse. (c'è un attimo di silenzio) 5 persone erano presenti al suo funerale. Solo 5. Io, te, i miei genitori e la nonna di Jen, 3 delle quali lo conoscevano a malapena. Voglio dire, ragiona un attimo, se non avessi distrutto la sua barca, nessuno si sarebbe presentato al suo funerale. Scusami, ma lo trovo davvero patetico. Gretchen: Non credo che il signor Brooks vorrebbe la tua pietà, Dawson. In fondo quell'uomo ha realizzato tutti i suoi sogni più stravaganti. Non è certo una cosa che succede a tutti. Dawson: Infatti. E alla fine gli è rimasto solo questo. Gretchen: Che vuoi dire? Dawson: Guardati intorno. Parlo di questo. Tutta la sua vita si è ridotta a questo: roba. Roba. Un garage pieno di roba. Gretchen: Quando parli così mi sembri tale e quale a lui. Dawson: Ed è proprio questo che mi spaventa. Ad un certo punto della sua vita ha deciso che tutto sarebbe stato più facile se l'avesse piantata di voler bene agli altri. E così fece. Ma proprio quando aprì gli occhi, fu troppo tardi. E se alla fine tutti prima o poi finissimo così? Gretchen: Non ti riconosco Dawson. Non succederà anche te. Dawson: E chi lo dice? Voglio dire, come fai ad esserne tanto sicura? Anch'io come lui ho perduto la donna che amo. Gretchen: E' vero, ma poi ti sei ripreso, ti sei tolto la polvere di dosso e hai deciso di andare avanti. Ascolta, che sarebbe successo se lui fosse impazzito per amore? Sarebbe stato solo un vigliacco e non un eroe. E lui questo lo sapeva bene. Vuoi sapere quand'è che mi sono accorta che i miei sentimenti per te erano più che platonici? E' stato con quel film di Arthur. Dawson: Quale film? Gretchen: Quello che abbiamo visto insieme la notte scorsa. Dawson: 'Turn Away My Sweet'. Gretchen: Ti ho osservato mentre guardavi quel film, e ti ho visto rinascere come mai prima d'ora. E proprio in quel momento ho capito che volevo fare parte della tua nuova vita. Anche se in un modo alquanto bizzarro Dawson, è stato il signor Brooks a farci riavvicinare. (Dawson pensa a quanto Gretchen ha detto) Dawson: (abbassa lo sguardo, sorride, e tornando a guardarla dice) Mi piaci. Gretchen: Oh cielo, e perché? Dawson: Perché sei sveglia e divertente e sai sempre cosa dire per farmi sentire meglio. E sei bellissima. Mi ricordi molto quelle attrici dei vecchi film come quelli del signor Brooks. Hai stile e grazia. E hai anche un buon odore. Gretchen: Davvero? Dawson: Si, ma non mi riferivo al tuo profumo. Semplicemente sai di ragazza. Gretchen: (colpita) Non ti rendi conto di quello che stai facendo, vero? Dawson: No. Gretchen: Bene, allora non lo fare. Perché se ti renderai conto di quello che hai appena detto o di quanto sei affascinante, sono sicura che userai questo tuo potere per scopi malvagi. Dawson: Gretchen, ti dispiacerebbe…? Gretchen: Vuoi rimanere un pò da solo. Dawson: Come hai fatto a capirlo? Gretchen: Perché sono una ragazza che incute paura. Dawson: Diciamo una bella femmina che incute paura. Gretchen: Mi piace. (si baciano) Ora ti lascio solo. Mi fai un favore? Dawson: Cosa? Gretchen: Quando ripensi al signor Brooks, ricorda soprattutto il grande cuore che aveva. Ricorda quanto è stato dolce con la signora Ryan. E ricorda di quando stavamo sotto il vischio e lui ti disse 'smettila di fare il cascamorto e baciala'. Ricordalo così, Dawson. (se ne va. Dawson sorride e annuisce, poi si guarda intorno, poi sale gli scalini per andare in soffitta. Li trova dei poster arrotolati. Ne srotola uno: si tratta della locandina del film 'Turn Away My Sweet'. Nel frattempo un uomo con i capelli grigi entra nella cantina sottostante.) Avvocato: Dawson? Dawson Leery? Dawson: Posso esserle d'aiuto? Avvocato: Scusa se ti ho disturbato, ma una signorina la fuori mi ha detto che ti avrei trovato qui. Mi chiamo Patrick Felcur. Mi sto occupando del patrimonio del Signor Brooks. Dawson: Oh. (scende le scale per raggiungerlo e gli stringe la mano) Piacere di conoscerla. Avvocato: Il piacere è mio. Vorrei che venissi nel mio ufficio oggi pomeriggio. Dawson: Perché? Avvocato: Riguarda il testamento del signor Brooks. Dawson: Il suo testamento? E cosa centro io col suo testamento? Avvocato: Bè, sarò ben lieto di spiegartelo quando verrai nel mio ufficio. (gli da un biglietto da visita.) Dawson: Okay. Avvocato: Ad ogni modo, chi era questo signore? Dawson: Che intende dire? Avvocato: Non so, una star del cinema forse? Dawson: No, lui era… un gran rompiscatole. (ride) O forse è meglio dire un tipo scontroso, solitario e intelligente. Tutti quelli che lo incontravano lo definivano persino poco gentile. Ma era un mio amico. Un amico che mi mancherà molto. Avvocato: A oggi pomeriggio allora. (se ne va. Dawson prende un cappello di feltro, lo osserva triste, e poi lo posa su un manichino.) [Titolo: 'Troppe cose da dire' - Dallo psicologo. Jen entra nell'edificio ma nell'atrio non trova nessuno. Vedendo una porta chiusa appoggia l'orecchio alla porta per origliare. Poi nota un cicalino accanto alla porta. Preme il bottone una volta, ma si sente solo un ronzio assordante. Allora preme di nuovo il tasto per 5 volte di seguito quando ad un tratto si apre una porta che la spinge. Un uomo fa capolino all'esterno.] Jen: Salve. Tom: Sei Jennifer? Jen: Si. Jen. Tom: Sono il dottor Tom Frost. Jen: Piacere di conoscerla. Oh. Tom: Scusa il disordine. (in realtà è tutto in perfetto ordine) Jen: Si, credo proprio che dovrebbe dare una sistemata. Tom: Siediti pure. (lei da un'occhiata alle sedie disponibili non sapendo dove sedersi) Mi sembra di capire che non sei mai stata da uno psicologo. Jen: Mmm, è vero. So che potrà sembrarle alquanto sorprendente, visto il mio sordido passato. Ma avremo tempo per parlarne. (Tom si siede al suo posto con in mano un blocchetto. Lei si sdraia sul lettino ma immediatamente si rialza). Non mi piace stare qui. (si alza e resta in piedi vicino alla sedia di lui, molto imbarazzata) Tom: Allora, come ti senti oggi? Jen: Bene. C'è qualcos'altro che vorrebbe sapere? Tom: Perché non mi parli del perché sei venuta qui? Jen: (camminando su e giù per la stanza) Devo proprio? Tom: Perché hai sentito il bisogno di venire qui? Jen: Veramente, io non ne sentivo il bisogno. Tom: Allora perché sei qui? Jen: Andiamo, non mi dica che non gliel'hanno detto. Tom: Bè, io so solo che sei qui per un provvedimento disciplinare. Jen: E va bene. Ero ad una gita sulla neve e un insegnante mi ha beccata mentre gettavo via delle bottiglie di liquore vuote. Tom: Allora avevi bevuto? Jen: Si. E' una cosa tanto grave? Tom: Dipende dal motivo per cui lo hai fatto. Jen: Senta, il punto è questo. Ho appena attraversato un momento difficile col mio migliore amico Jack. Per poco non finivamo a letto insieme, ma sono riuscita a mettere un freno a quella situazione, ed è stato un miracolo perché lui è… (velocemente) lui è… un omo… omosessuale… e ciò non è affatto giusto. Non l'essere omosessuali… o il fatto che lui sia omosessuale… ma l'andare a letto con un omosessuale. Continuo a dire omosessuale. Mi sembro mia nonna. Gay gay gay. Chiunque potrebbe essere gay. Lei lo è? Tom: Ti sembrano domande da fare? Jen: Era tanto per parlare. Tom: Ritorniamo al nostro discorso. Perché bevi secondo te? Jen: Bè, di solito non bevo. Tom: Bevi solo qualche volta? Jen: Si, certo, solo qualche volta. Non sono mica un'alcolizzata. Tom: E ti piace bere? Jen: Si, a chi è che non piace? (Tom prende nota) Okay, che sta scrivendo? Tom: Sto solo prendendo qualche appunto. Jen: Oh. Poi me ne darà una copia? Tom: No. (c'è una lunga pausa) Jen: Allora, quanto durano queste sedute? Tom: 50 minuti. Jen: 50 minuti circa? Tom: No, 50 minuti esatti. Jen: Che facciamo se esce fuori qualche particolare piccante? Tom: Ne riparleremo la prossima settimana. Jen: Bè, mi scusi, ma abbiamo ancora tempo. Che cosa ha intenzione di fare in questi 10 minuti che mancano? Tom: Faccio una pausa. Mi riposo in attesa del prossimo paziente. Jen: Aspetti un attimo, vuole riposarsi? Mi scusi, ma io non credo che il suo lavoro la faccia stancare così tanto. Che scuola ha frequentato? Tom: Perché me lo chiedi? Jen: Bè….a dire il vero… non è che a me importi più di tanto. Sono solo curiosa. (si avvicina al suo diploma appeso al muro) Scuola superiore, laurea in psicologia? Se non mi vuole rispondere, non fa niente. (legge il diploma) Oh, Boston. Sa una cosa? E' un po' storto. Lasci che glielo sistemi, non vorrei che le cadesse. (cerca di raddrizzarlo ma il quadro si stacca dal chiodo e scivola) Ops. O no! (Jen non riesce a raccoglierlo e il quadro finisce a terra in mille pezzi.) O mio Dio, mi dispiace tanto. Tom: E' tutto apposto, Jennifer. (Jen tenta di raccogliere i vetri) Me ne occuperò io più tardi, lascia stare. Jen: Mi deve davvero scusare. Tom: Non fa niente. Jen: Sa, lei è molto più giovane di come mi ero immaginata. Quanti anni ha? (lui si limita a guardarla) Ho capito, non sono affari miei. Dimentichi che gliel'ho chiesto. Tom: Perché non mi parli dei tuoi genitori? Jen: Oh si… Bè, sono stata una ragazzina molto cattiva e così i miei genitori mi hanno spedita dritta dritta da mia nonna. Tom: E tu come ti sei sentita? Jen: Bene. Bene. All'inizio di merda. Ma ora è tutto passato, davvero. Ci ho fatto l'abitudine. E comunque, dopo che i miei genitori mi avevano abbandonata, che altro potevo fare? Per fortuna che ci sono mia nonna e i miei amici che mi aiutano a togliermi dai pasticci. Sa una cosa? Voglio essere del tutto onesta con lei. Non credo di essere quel tipo di persona alla quale serve lo psicologo. Sono una persona abbastanza giudiziosa. Tom: Si bè, però in genere i giovani non sanno cosa vuol dire avere giudizio. Jen: E con questo cosa vuole dire? Tom: Tu che pensi? Jen: Io penso che lei mi creda stupida. Tom: Per caso ho detto che lo sei? Jen: Si, credo proprio di si. Tom: Bè, allora scusami se ti ho offesa. Jen: Non fa niente. (Tom da un'occhiata all'orologio appeso al muro) Beccato. Tom: Come scusa? Jen: Ha appena guardato l'orologio. La sto annoiando vero? Tom: Ti sbagli. Jen: Oh, perché se la sto annoiando, farebbe meglio a dirmelo. Sa una cosa? Questa cosa non funzionerà. Non funzionerà mai. Tom: Perché dici questo? Jen: Voglio dire, non formiamo una bella coppia, e lei è una persona troppo fredda. Tom: E' questo il tipo di relazione che ti aspetti di instaurare col tuo terapista? Jen: Bè, non so se lei l'abbia notato oppure no ma non facciamo altro che parlare, e il problema è che lei non è molto aperto. Tom: No, ma magari potremmo cercare di porvi rimedio. Jen: No, casomai è LEI che deve cercare di porvi rimedio. Tom: Può darsi. Jen: Bè. Wow. Ho vinto. Tom: E' così importante per te avere sempre la meglio? Jen: Sapevo che sarebbe venuto fuori. Tom: Non hai risposto alla domanda. Jen: Perché se rispondo subito dopo me ne farà un'altra ancora più irritante. Tom: Forse è meglio che te ne vai. Jen: E' quello che vorrei fare, ma non posso. Tom: Ma certo che puoi. Dirò alla scuola che non hai più bisogno di queste sedute. Jen: Davvero? Lo farà sul serio? Tom: Sicuro. Jen: (raggiungendo la porta per uscire) Allora vado. Tom: E' stato un piacere conoscerti, Jennifer. Jen: Anche per me. (si ferma prima di uscire) Un'ultima domanda. Sono matta da legare? Tom: Una seduta non basta per dirlo. Jen: Okay. (è quasi fuori dallo studio) Tom: Ma se proprio vuoi un parere, direi che la tua furbizia e il tuo sarcasmo esteriori servano solo a nascondere la tua vera natura, quella di una ragazza sola che porta ancora i segni delle ferite lasciate dal burrascoso rapporto con i suoi genitori e dalle quali non riesce a guarire. Per un periodo non ha avuto fiducia nelle persone, specie negli uomini. E chi può darle colpa, se i legami con i suoi genitori non accennano a cambiare, e lei si vede costretta a cercare l'amore e la comprensione nei modi più distruttivi possibili, che potrebbero spiegare i suoi rapporti con la droga, con l'alcol o con un migliore amico che essendo omosessuale la tiene lontana da un rapporto serio. Ma queste sono solo le parole di uno psicologo. La verità è che nessuno dei due sa veramente perché ti sei fermata invece di andartene subito. Ma sarei felice di aiutarti a scoprirlo. (Jen ritorna dentro) Jen: Mi ha convinta, resterò un'altra ora. Ma non le prometto niente. (si sdraia sul lettino) E non creda che non abbia capito che ha fatto tutto quel discorso solo per trattenermi qui. (Tom sorride, ma Jen, voltata di spalle, non lo vede) Tom: Perché non mi parli dei tuoi amici? Jen: Okay. I miei amici. Umm, cominciamo da due anni fa. Tutto è iniziato il giorno prima del mio primo giorno nella nuova scuola. Ero appena arrivata da New York e… non so. Sono scesa dal taxi e li ho subito visti… [Titolo: 'Come hai vecchi tempi' - Capeside. Dawson si trova fuori dal cinema Rialto. Joey sta camminando per la strada da sola quando vede Dawson.] Joey: Dawson? Dawson: Joey! Joey: Che ci fai qui? Dawson: Volevo stare un po' fra la gente, tutto qui. E tu? Joey: Anch'io volevo stare un po' in mezzo alla gente. Mi dispiace per quello che ti è successo, Dawson. Dawson: Si. Grazie. Questi ulti mi giorni sono stati davvero tremendi per me. Ma parlami di te, come è andata la gita? Joey: (imbarazzata) Oh, che vuoi che ti dica, bene. Dawson: Mi sono perso qualcosa di elettrizzante? Joey: (lo guarda in faccia ma c'è una pausa perché non sa cosa dirgli) Uhh… Jen si è fatta male a un piede. Dawson: Oh, bè, come avrebbe detto il signor Brooks 'Allora avvertite i media!'. E tu e Pacey vi siete divertiti? Joey: Sì. Come ti ho detto, siamo stati tutti bene. Dawson: Sicura? Joey: Mmm-hmm. Dawson: Bene allora. Vogliamo entrare? Joey: Dawson? Dawson: Dimmi. Joey: Non importa. Dawson: Cosa volevi dirmi? Joey: Che ne diresti di andare in un posto meno affollato, dove possiamo parlare? Dawson: Si, per me va bene. (Ora sono in un bar, e stanno bevendo del caffè) Voglio dirti una cosa. Non è un vero e proprio segreto ma ancora non l'ho detto a nessuno. Joey: Dimmi pure. Dawson: Il signor Brooks mi ha citato nel suo testamento. Joey: Davvero? Dawson: Mmm-hmm. Joey: Questo significa… Dawson: Che mi ha lasciato dei soldi. Sì. Joey: Mi stai prendendo in giro? Dawson: Non potrei essere più serio di come lo sono ora. Joey: E come li utilizzerai? Dawson: Bè, vorrei spenderli in qualcosa di utile. La clausola scritta nel suo testamento dice, testuali parole, 'Signor Leery, questi soldi la arricchiranno molto. Quindi non li sperperi in alcol e donne. Ma poiché dovrà essere lei a decidere, almeno si scelga il miglior alcol e le migliori donne.' Joey: Non vedo restrizioni. (sorseggia il suo caffè) Dawson: E' vero, magari potrei pagarmici l'università. Joey: Oppure girare un film. Dawson: (riflettendo) Anche. Wow. E' strano pensare a come potrei spenderli. Un conto se avessi vinto alla lotteria, ma… Joey: Ti capisco. (beve il suo caffè e poi guarda Dawson, che la sta fissando in maniera strana) Che c'è? Dawson: Sembri un'altra persona. Joey: Davvero? Dawson: Si, e anche il tuo look è diverso. Forse sono i capelli? Joey: (a disagio) No. Dawson: Ma non stai male. Anzi ti trovo meglio. E' solo che… non so. Joey: Che ne diresti di fare una passeggiata? Dawson: Certo. (stacco. I due si trovano sulle altalene in cui si sono baciati durante il loro primo appuntamento nella puntata 'Il Bacio'.) Joey: (sorride) Ti ricordi quando siamo venuti qui… Dawson: Erano altri tempi. Joey: Chi l'avrebbe mai detto che ci saremo ritornati. Dawson: (sorride) Come si dice, 'mai dire mai', huh? Joey: Dawson, mi dispiace davvero. Dawson: Oh, non preoccuparti. E' stata dura ma alla fine ce l'ho fatta… Joey: No, non parlavo di quello. Avrei dovuto starti vicino in questa settimana. Dawson: Va tutto bene. Davvero, non preoccuparti. Joey: Dawson, so che questi ultimi tre giorni sono stati infernali per te. E io avrei dovuto starti vicino e darti tutto quello che tu hai dato a me. E invece che ho fatto? Ho… Ho fatto delle scelte importanti e ho preso altrettante importanti decisioni… Qualche volta mi ritrovo a pensare che un giorno mi sveglierò e capirò che l'unica cosa che conta davvero è l'amicizia. E se non sono stata una buona amica, che cosa mi rimane? Dawson: Jo, tu non sei una cattiva amica. Non te lo dico molto spesso, ma tu sei la mia migliore amica. Mi sei sempre stata vicino. E non importa dove sei, non importa dove la vita ti porterà o con chi starai… Joey: Avrai sempre un posto nel mio cuore. (sorride) Dawson: Esattamente. Joey: (annuisce) Si. (sorride) Dawson: Ma non deve essere un posto troppo grande. Joey: No no no, non troppo grande. Solo quanto basta. Dawson: Un posticino. (camminano lungo il molo. C'è un momento in cui i due scherzano un po' fra loro: Dawson le da un calcio sul sedere e lei gli da una gomitata. Lui le da un altro calcio sul sedere e lei lo spinge fuori strada. Allora lui la raggiunge e le da un altro calcio al sedere e poi scappa. Lei lo insegue, finché non si ritrovano di nuovo di fronte al luogo dove si erano incontrati - il Rialto.) Bè, suppongo che ci dobbiamo salutare. Joey: Ti sembrerà stupido ma… ti ringrazio per la bella serata. Dawson: Si, dovremmo rifarlo qualche volta. Joey: Si. Buonanotte. Dawson: Buonanotte Jo. Joey: (se ne va, ma poi si volta nel medesimo istante in cui si volta anche lui dicendo) Dawson? Dawson: Joey? Prima tu. Joey: No, prima tu. Dawson: E' successo qualcosa durante la gita in montagna? Joey: Che vuoi dire? Dawson: Bè, non so, ma ho uno strano presentimento. Sento che qualcosa è successo. E… ma è solo un presentimento, quindi non rispondermi se non vuoi. Joey: E quale sarebbe la domanda? Dawson: Ti sto chiedendo se sei stata a letto con Pacey. Joey: (impallidita) E' una domanda alquanto personale, non credi? Dawson: Molto personale direi. Joey: Voglio dire, anch'io potrei chiederti se sei stato a letto con Gretchen. Dawson: E la risposta sarebbe no. Ma hai ragione, è una cosa personale. E non sono affari miei quindi scusami. Jo: Va tutto bene. Dawson: Io… Jo, voglio solo che tu sappia che non pretendo che ciò che ci siamo detti in passato valga per sempre. Okay, voglio dire… voglio che tu viva la tua vita, che tu sia felice e che ti godi tutti i momenti belli che la vita ti riserverà. E… so che ogni tanto si fanno delle promesse e che sono sincere, ma che quando le cose cambiano, allora diventa impossibile mantenerle ancora. Joey: Se un paio di anni fa qualcuno mi avesse detto che ci saremmo ritrovati qui e che avremmo avuto questa conversazione, gli avrei spediti dritti dritti al manicomio. Ma le cose non sono andate come avevo pensato sarebbero andate. Se un paio di anni fa mi avessi chiesto quale sarebbe stata la prima persona con la quale avrei fatto sesso, ti avrei risposto senza ombra di dubbio, 'Tu, Dawson Leery'. La possibilità di andare a letto con qualcun altro non mi ha mai sfiorata… (sospira) Specialmente con Pacey. Dawson: Che stai cercando di dirmi, Jo? Joey: (pausa) No, non sono stata a letto con Pacey. Dawson: (molto sorpreso) Bè, io… (ride) Oh. Erq un sospiro di sollievo quello che hai sentito. Umm… Joey: (Joey, sul punto di piangere, cerca di nascondere il suo dispiacere sorridendo) Uh, bè, buonanotte. Dawson: Buonanotte, Jo. (Joey se ne va, Dawson rimane un attimo a guardarla e poi se ne va anche lui, nella direzione opposta.) Traduzione eseguita da Maria Cristina Camusi (più pochissimi ritocchi da parte mia) |
